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EGALIA: UNA SCUOLA MATERNA SENZA GENERE

Egalia, ecco l'asilo infantile che ha abolito maschi e femmine.

3A Stoccolma, città celebre per la sua mentalità egualitaria, l'asilo Nicolaigarden è uno degli esempi più convincenti dei passi avanti fatti dal Paese per consolidare le pari opportunità, tanto che il modello ha avuto così successo che due anni fa tre degli insegnanti hanno aperto una succursale chiamandola Egalia, per sottolineare il tema dell'uguaglianza, dove per 40 bambini i giochi sono uguali e si usano pronomi neutri per tutti.

Nella piccola biblioteca di Egalia sono presenti poche fiabe tradizionali, come "Cenerentola" o "Biancaneve", con i loro rigidi stereotipi maschili e femminili, però ci sono molti racconti i cui protagonisti sono genitori single, figli adottivi o coppie dello stesso sesso.
Le bambine non vengono spinte a giocare con cucine-giocattolo e i mattoncini del Lego non sono considerati giochi per maschi. Quando un alunno si fa male, gli insegnanti lo confortano come farebbero con le bambine. E tutti possono giocare con le bambole, alcune delle quali sono di colore. Sono anche aboliti i colori "di genere": rosa per le bambine e azzurro per i maschietti.

Come è nato questo progetto? Quando, nel 1998, il Parlamento svedese approvò la legge secondo cui le scuole dovevano garantire pari opportunità a femmine e maschi, gli insegnanti del Nicolaigarden presero l'insolita iniziativa di filmarsi, documentando il modo di comportarsi con i bambini. "Notavamo molte differenze nel modo di interagire con i maschietti o con le bambine", ricorda Lotta Rajalin, che dirige l'asilo, come leggo nell'articolo de La Repubblica della scorsa settimana. "Se un bambino piangeva perché si era fatto male, veniva consolato per un tempo più breve". Se i bambini erano turbolenti la cosa veniva accettata, se una bambina cercava di arrampicarsi su un albero veniva fermata. Il risultato è diventato un programma di sette punti, uno dei quali è "Evitiamo di usare parole come bambino o bambina. Preferiamo usare il nome, oppure diciamo "andiamo, ragazzi!"". Alle docenti, tutte donne, si sono uniti alcuni uomini.

Molti genitori intervistati hanno dichiarato di apprezzare il progetto, ma sono arrivate anche le critiche: alcune associazioni di genitori si sono chieste se è giusto sottoporre i bambini a questa specie di "lavaggio del cervello" già all'età di 3 anni.

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