Albi illustrati e storie creative

Albi illustrati

Gli albi illustrati sono uno strumento formidabile per progettare percorsi creativi nell’educazione dei bambini. Attraverso le immagini colorate e le storie avvincenti, gli albi illustrati possono catturare l’attenzione dei bambini e stimolare la loro immaginazione, creando un terreno fertile per lo sviluppo della creatività.

Inoltre, gli albi illustrati possono essere utilizzati come supporto per attività didattiche che incoraggiano la produzione di storie originali, la realizzazione di disegni e l’esplorazione di nuove idee. Questo tipo di attività può aiutare i bambini a sviluppare la capacità di pensiero critico, la capacità di problem solving e la capacità di esprimersi in modo creativo.

Ancora, gli albi illustrati possono essere utilizzati come mezzo per trasmettere valori importanti come l’amicizia, l’empatia e la solidarietà. Questo può aiutare i bambini a sviluppare una maggiore consapevolezza e comprensione del mondo che li circonda, favorendo la loro crescita personale e sociale.

 

Storie creative

Le storie creative offrono ai bambini la possibilità di esprimere la propria immaginazione e di creare mondi fantastici.

Attraverso le narrazioni si possono anche favorire le relazioni, coinvolgendo  bambini, educatori e genitori nella creazione di storie insieme. Questo aiuterà a creare un senso di appartenenza e a sviluppare le relazioni nel contesto educativo.

Un esempio di esperienza in questo senso può prevedere il coinvolgimento di bambini, educatori e genitori nella creazione di un “libro delle storie” del nido o della scuola

  1. Preparazione: Gli educatori preparano un album vuoto con diverse pagine e lo presentano ai bambini e ai genitori.

  2. Creazione delle storie: I bambini, gli educatori e i genitori creano insieme le storie utilizzando immagini, parole e disegni. Possono basare le loro storie sulla loro vita quotidiana o sulle loro esperienze.

  3. Condivisione: Ogni volta che una storia è completata, viene condivisa con la comunità e inserita nel libro delle storie.

  4. Lettura: Il libro delle storie viene letto durante le attività di gruppo e durante le visite dei genitori, creando un momento di condivisione e di appartenenza.

Questa attività favorisce le relazioni tra bambini, educatori e genitori poiché crea un’opportunità per lavorare insieme, condividere le proprie idee e esperienze. 

In conclusione, gli albi illustrati e le storie creative sono un’ottima opportunità per incontrarsi al nido e supportare la crescita e lo sviluppo dei bambini. Queste attività possono aiutare a stimolare la loro immaginazione, sviluppare le loro relazioni con gli altri e trasmettere loro valori importanti.

 


Per saperne di piu’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “ALBI ILLUSTRATI E STORIE CREATIVE PER INCONTRARSI AL NIDO

 

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Esplorando le emozioni attraverso la psicomotricità

Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nella crescita e nello sviluppo dei bambini fin dai primi anni di vita. Sia al nido che alla scuola dell’infanzia, i bambini sono esposti a una vasta gamma di emozioni, dalla felicità alla tristezza, dalla frustrazione alla soddisfazione. In questo ambiente, i bambini imparano a riconoscere e a gestire le loro emozioni, a relazionarsi con gli altri e a costruire relazioni positive.

Al nido e alla scuola dell’infanzia, i bambini imparano attraverso l’esperienza diretta e l’osservazione. Ad esempio, quando un bambino vede un compagno di gioco piangere perché ha perso un gioco, impara che la tristezza è un’emozione comune e che ci sono modi per consolare un amico. Questo tipo di esperienze aiuta i bambini a sviluppare la loro empatia e a comprendere le emozioni degli altri.

Inoltre, i bambini imparano a gestire le loro emozioni attraverso l’interazione con gli adulti e con i compagni di gioco. Ad esempio, un insegnante può aiutare un bambino a gestire la frustrazione durante un’attività, insegnandogli a prendere una pausa o a chiedere aiuto. Queste abilità sono importanti per la loro crescita emotiva e per la loro capacità di affrontare le sfide della vita quotidiana.

Inoltre, le emozioni positive, come la felicità e la soddisfazione, sono cruciali per lo sviluppo dell’autostima e della fiducia in se stessi. I bambini che vivono esperienze positive e che ricevono il sostegno e l’affetto degli adulti e dei compagni di gioco, sono più propensi a sviluppare una forte autostima e a sentirsi sicuri di se stessi.

 

Emozioni in movimento

La psicomotricità è una disciplina che mira a sviluppare la relazione tra il corpo e la mente dei bambini attraverso attività fisiche e giochi. Questa disciplina può aiutare la gestione delle emozioni dei bambini in diversi modi:

  1. Sfogo fisico: attraverso l’esercizio fisico, i bambini possono scaricare la loro energia e le loro emozioni, aiutandoli a sentirsi più calmi e rilassati.
  2. Consapevolezza del corpo: la psicomotricità insegna ai bambini a diventare consapevoli del loro corpo e delle loro emozioni, aiutandoli a riconoscere i segnali fisici legati alle emozioni e a gestirle in modo più efficace.
  3. Regolazione emotiva: le attività fisiche possono aiutare i bambini a regolare le loro emozioni, ad esempio attraverso l’esercizio fisico che aiuta a ridurre lo stress e l’ansia.
  4. Sviluppo dell’empatia: la psicomotricità incoraggia i bambini a lavorare in gruppo e a sviluppare la loro capacità di comunicare e di relazionarsi con gli altri, aiutandoli a comprendere meglio le emozioni degli altri.

In sintesi, la psicomotricità può aiutare i bambini a comprendere e a gestire le loro emozioni, a sviluppare la loro consapevolezza del corpo, a regolare le loro emozioni e a sviluppare l’empatia verso gli altri. Queste abilità sono importanti per la loro crescita emotiva e per la loro capacità di affrontare le sfide della vita quotidiana.


Per saperne di piu’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “EMOZIONI IN MOVIMENTO AL NIDO E ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA

 

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Pet Therapy e Pet Education: un’esperienza educativa unica per bambini all’asilo e alla scuola dell’infanzia

Pet Therapy e Pet Education: un’esperienza educativa unica per bambini all’asilo e alla scuola dell’infanzia

La Pet Therapy e la Pet Education sono due attività che stanno sempre più prendendo piede in contesti educativi come asili nido e scuole dell’infanzia. Queste iniziative, che prevedono l’utilizzo di animali come strumento pedagogico, sono molto efficaci perché offrono ai bambini molteplici vantaggi sia a livello emotivo che sociale.

In primo luogo, la presenza degli animali nelle strutture educative contribuisce a creare un ambiente accogliente e sereno. Questo a sua volta aiuta i bambini a sentirsi più a proprio agio e ad abbattere eventuali paure o ansie. Inoltre, gli animali possono essere utilizzati per aiutare i bambini a superare eventuali blocchi emotivi, come la difficoltà a fare amicizia con gli altri bambini o a relazionarsi con gli adulti.

La Pet Therapy e la Pet Education, inoltre, hanno un effetto positivo anche sul piano sociale. Ad esempio, lavorare con gli animali aiuta i bambini a sviluppare la capacità di empatia e di rispetto verso gli altri, a migliorare la comunicazione e la collaborazione. Queste abilità sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo dei bambini e saranno di grande utilità anche in futuro.

Inoltre, l’utilizzo degli animali nella Pet Therapy e nella Pet Education è un’occasione per insegnare ai bambini anche valori importanti come la responsabilità e la cura degli animali. Questi sono concetti che resteranno con loro per tutta la vita e che li aiuteranno a diventare persone sensibili e rispettose nei confronti degli altri esseri viventi.

Ricordiamo però che la Pet Therapy e la Pet Education sono attività che vanno al di là del semplice intrattenimento con gli animali e hanno l’obiettivo di avere un impatto positivo sul benessere emotivo e sociale dei bambini.

Per svolgere attività di Pet Therapy e Pet Education è necessario possedere una formazione specifica, o perlomeno la conoscenza di tecniche specifiche per la gestione degli animali in un contesto educativo, in modo da garantire la sicurezza e il benessere sia degli animali che dei bambini.

In conclusione, la Pet Therapy e la Pet Education sono due attività molto importanti che possono contribuire in modo significativo alla crescita e allo sviluppo dei bambini. Queste iniziative possono essere integrate con successo nelle strutture educative come asili nido e scuole dell’infanzia e sono molto utili per i bambini sia a livello emotivo che sociale.

 

Per saperne di più: corso “PET THERAPY E PET EDUCATION AL NIDO E ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA

 

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L’albero dei ciucci e altre strategie

l'albero dei ciucci

A Copenaghen durante un viaggio alla scoperta degli asili nido e delle scuole dell’infanzia della Danimarca, lo staff di Zeroseiplanet ha fotografato questo spettacolare “albero dei ciucci”: i piccoli danesi, in contemporanea con il loro ingresso al kindergarten (a 3 anni di età), vivono un rito di passaggio di grande importanza: l’abbandono del ciuccio. Per rendere la separazione dall’adorato ciuccio meno traumatica, i bambini vengono portati all’albero del ciuccio e, aiutati dai genitori, vengono spinti ad appendere il ciuccio ai rami. I bambini appendono il loro amato ciuccio con un messaggio, un disegno, un cuore, e lo lasciano sventolare appeso ai rami assieme a tutti gli altri ciucci (sono centinaia!). Qualche bambino nostalgico ogni tanto lo va a trovare per salutarlo, ma sa che il ciuccio si trova benissimo sull’albero in compagnia di tanti amici ciucci come lui!

Il momento dell’abbandono del ciuccio è una fase molto delicata per i bambini: scopriamo insieme alcune strategie per aiutarli, alcuni corsi e letture per approfondire l’argomento.

A settembre entrano al nido e alla scuola dell’infanzia nuovi bambini, e molti di loro hanno il ciuccio, e non se ne vogliono assolutamente separare.

Il ciuccio è un oggetto importantissimo per la psicologia infantile, perchè permette al bambino di sostituire, almeno in parte, il piacere di succhiare il seno o il biberon. Non tutti i bambini usano il ciuccio vero e proprio, ma quasi tutti “succhiano” qualcosa: un ditino, un fazzoletto, un lembo di copertina,… Questo perchè l’istinto della suzione è un riflesso innato che ha anche il potere di rassicurare il bambino, e questo bisogno di suzione in genere accompagna i primi anni di vita del bambino, fino all’età della scuola primaria (5-6 anni). Pertanto, la questione non è quella di reprimere questo “impulso orale”, ma di verificare se il bambino non riesce a trovare consolazione in niente all’infuori del ciuccio, e se il bambino lo usa di continuo, giorno e notte. Perchè ricorrere ogni tanto alla consolazione del ciuccio non è di per sè sintomo di disagio: il ciuccio è un importante rassicuratore, che permette al bambino di rilassarsi, di coccolarsi nelle fasi di addormentamento, o di consolarsi di fronte alle frustrazioni o ai momenti di stanchezza fisica ed emotiva.

Quando cominciare a limitare l’uso del ciuccio?

I pediatri concordano nel consigliare di cominciare a limitare l’uso del ciuccio a partire dal secondo anno di vita, perché potrebbe ostacolare lo sviluppo del linguaggio. E’ importante invitare i bambini a togliere il ciuccio per parlare e nel momento del gioco. Succhiare infatti è un’attività che impegna molto il bambino ed è per questo che un bambino intento a succhiare tenderà a giocare di meno.

In ogni caso, non bisogna toglierlo forzatamente, perché questo potrebbe causare un profondo disagio, angoscia e disturbi del sonno. Il distacco deve essere graduale e non va iniziato in fasi delicate della vita del bambino, come l’inserimento al nido, l’arrivo di un fratellino o se vi sono problemi tra i genitori.

Alcune strategie

Quali possono essere allora le strategie per far sì che il bambino un po’ alla volta non ne abbia più bisogno?

  1. Per prima cosa, concordiamo con la famiglia una strategia comune. Al nido infatti il ciuccio rappresenta molto spesso un pezzo di casa e di mamma da tenere sempre con sé per sentirsi sicuro.
  2. Per i primi tempi, invitiamo il bambino a riporre insieme a noi il ciuccio in un luogo sicuro della sezione (un cassetto speciale, una scatolina, un ripiano), insomma in un luogo ben definito, sempre lo stesso, e accessibile al bambino. E’ importante mostrare al bambino dove teniamo il ciuccio e quindi fare in modo che sia lui stesso a riporlo quando non ne sente il bisogno.
  3. Cominciamo con il portare il ciuccio nel suo posto speciale, e i primi giorni consentiamo al bambino di usarlo ogni volta che ne sente il bisogno. Gradualmente, proveremo a limitarne l’uso solo in alcuni momenti della giornata, per la nanna o per consolarlo in caso di pianto disperato. Quando il bambino lo cerca possiamo distrarlo, magari proponendogli un gioco o la lettura di un libro, spiegandogli che in quel momento non è necessario. Via, via lo cercherà con meno insistenza, fino a quando potremo proporgli di regalarlo, ad esempio a un amichetto più piccolo, spiegandogli che lui è già diventato “grande” e non ne ha più bisogno.
  4. Per distrarlo gradualmente dal ciuccio, può essere utile lavorare sulle autonomie, permettere al bambino di fare cose da solo, in modo da sentirsi “grande” e competente, quindi più sicuro di sè e capace di auto-rassicurarsi. Promuoviamo ad esempio tutte quelle abilità manuali che danno un senso di competenza e abilità, che permettono di spostare all’esterno i suoi interessi evitando di ripiegarsi su se stesso e di cercare il ciuccio come consolazione. Verbalmente, possiamo rassicurarlo sostenendo che secondo voi è grande, riesce a fare senza, ma al tempo stesso lasciamo il ciuccio a disposizione nel suo posto speciale.
  5. Un altro espediente è quello di costruire delle “cerimonie” , dei riti speciali per l’abbandono del ciuccio (quando è il momento di salutarlo definitivamente): per molti bambini, il rito celebrativo aiuta moltissimo. La fine della “fase del ciuccio” è un passaggio importante per il bambino: celebrare questo traguardo con un rito speciale può aiutare i bambini ad accettare il cambiamento. Un suggerimento in questo senso ci viene dall’albero dei ciucci in Danimarca…

ALCUNI CONSIGLI DI LETTURE

Anch’io voglio il ciuccio! di Lindgren, Landström

Battista e il ciuccio di Uri Orlev

Ciao ciao, Ciuccio! di Brigitte Weninger

Il ciuccio di Nina di Christine Naumann-Villemin

Lo vuoi il mio ciuccio? di Biagio Bagini, Marcella Moia

Il mio ciuccio per te di Emanuela Nava

Voglio il mio ciuccio di Tony Ross
Togliamo il Ciuccio di Paola Perrone
Che noia il ciuccio che noia di Alessandra Goria
Ciuccio di Leslie Patricelli

 

PER SAPERNE DI PIU’:

Dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet per la formazione delle educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia,  il corso “AMBIENTAMENTO PARTECIPATO” un corso nel quale vengono messe a confronto diversi modelli di inserimento, da quelli più tradizionali a quelli più innovativi, come il modello dell’inserimento svedese in 3 giorni.

 

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Restituiamo la natura ai bambini

L’educazione all’aperto è un elemento chiave nella crescita e nello sviluppo dei bambini.

Stare all’aria aperta, esplorare l’ambiente e interagire con la natura aiuta i bambini a sviluppare la loro curiosità, la loro autonomia e a comprendere il mondo che li circonda.

Questa esperienza è particolarmente importante in un’era in cui i bambini passano la maggior parte del loro tempo al chiuso e hanno un rapporto limitato con la natura.

L’educazione all’aperto è stata a lungo parte del pensiero pedagogico e ha dato vita a molte innovazioni nell’istruzione, come le scuole all’aperto, le attività di educazione ambientale e la didattica delle scienze naturali.

Oggi, l’uso di tecnologie sempre più avanzate sta cambiando il modo in cui le nuove generazioni si relazionano con il mondo, ponendo nuove sfide agli educatori.

Esperienze in natura, dai semplici contatti quotidiani con piante, erba e animali a immersioni più intense nella natura, stanno diventando sempre più importanti per arricchire l’istruzione.

Soprattutto nei nidi e nella scuola dell’infanzia, l’educazione all’aperto è un’opportunità unica per sviluppare esperienze educative di grande impatto.

Con il progetto di Outdoor Education, si sta aprendo una nuova era di educazione all’aperto per i bambini che frequentano i servizi educativi per la prima infanzia. Questo progetto rappresenta una rinnovata opportunità per garantire ai bambini un’educazione completa che li aiuti a crescere in modo equilibrato e arricchito.

La frase di Monica Guerra

“Solo perché non ci sono i banchi non significa che fuori non sia scuola”

sottolinea l’importanza dell’educazione all’aperto e la sua capacità di offrire un ambiente di apprendimento unico e coinvolgente.

Questa affermazione mette in evidenza come l’ambiente naturale sia un luogo ricco di opportunità per la crescita e lo sviluppo dei bambini, che possono imparare attraverso l’esplorazione e l’interazione con il mondo che li circonda.

La scuola all’aperto non è solo un’esperienza divertente e coinvolgente, ma anche un’occasione per acquisire conoscenze e competenze in modo più significativo e duraturo rispetto all’apprendimento in un ambiente chiuso.

In questo senso, l’educazione all’aperto è una risorsa preziosa per la crescita e la formazione dei bambini e dovrebbe essere considerata un’opzione importante nei servizi educativi per la prima infanzia.

 

 

Per saperne di più: corso “PERCORSO DI SPECIALIZZAZIONE A SCUOLA NELLA NATURA“: il Percorso può essere richiesto anche come consulenza specialistica e supervisione nel proprio nido o scuola dell’infanzia, compilando la form qui sotto:

 

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L’abilità di infilare: quante competenze!

Le attività dell’infilare sono funzionali a favorire lo sviluppo psicomotorio del bambino.

Come è noto Maria Montessori è una grande sostenitrice del legame strettissimo esistente tra vita psichica, mentale, e movimento, soprattutto quello delle mani, chiamate dalla Montessori “l’organo dell’intelligenza”!

Attraverso le varie attività manuali, e in particolare con l’infilare, il bambino ha l’opportunità di afferrare gli oggetti, anche i più piccoli, migliorando la presa, la mobilità  del polso, la coordinazione dei movimenti della mano e delle dita in generale e in particolare. A livello indiretto inoltre le attività dell’infilare favoriscono la conoscenza delle caratteristiche dei materiali  (liscio/ruvido, duro/morbido, caldo/freddo), inoltre lo sviluppo dell’attenzione, della concentrazione e dell’intelligenza, nonché della destrezza.

A seconda dell’età può essere interessante proporre ai bambini  la possibilità di infilare materiali diversi, come ad esempio ai più piccoli dai 20 mesi circa materiali già forati come la pasta, i bottoni, pezzetti di cannuccia, rotoli di carta igienica, anelli, etc. , mentre per i più grandi possiamo proporre materiali da forare, come ad esempio palline di finto mais, di stoffa, ma anche materiali naturali come foglie, o altro che possa essere forato senza sforzo dai bambini (vedremo poi con quali strumenti).  Se oltretutto in successione proponiamo materiali diversi, il bambino potrà sperimentare diverse possibilità sensoriali, ampliando il suo bagaglio di conoscenze e di abilità. Ai bambini più grandi, dai 3 anni, possiamo proporre vere e proprie attività di cucito (ovviamente semplificato), come negli esempi che proponiamo sotto.

Di seguito vengono proposti alcuni esempi dei primi materiali per le attività dell’infilare.

Infilare la pasta

In questo esempio, la pasta viene colorata per stimolare la percezione e il riconoscimento dei colori, ma nulla toglie nel proporre la pasta al naturale.

Mettere alcuni tubetti di pasta cruda in 3-4 sacchetti di plastica differenti. Aggiungere pressappoco 10 gocce di colorante alimentare liquido in ogni busta e agitare accuratamente. Scegliere un colore diverso per ogni sacchetto.

  • Posare i tubetti di pasta su dei tovaglioli di carta affinché si asciughino. Si seccheranno rapidamente al sole.

Strumenti:

  • filo di lana o laccio o spago, a seconda delle dimensioni del foro. Scegliere il filo in base al colore preferito dei bambini e tagliarne un pezzo lungo. Annodare un’estremità.
  • Oppure, per i bambini più grandi dai 3 anni in su, un ago di plastica piuttosto largo. Insegnare loro come si introduce il filo nella cruna.
  • Mostrare al bambino come posizionare l’ago di plastica in ogni tubetto di pasta per creare una collana.

Lo stesso procedimento se usiamo altri materiali già forati,  come rotoli di carta igienica, anelli, etc .

In alternativa al filo, gli stessi materiali possono essere infilati su bastoncini, su cannucce, su spaghetti etc.

Per bambini dai 3 anni, si può  anche proporre un’attivita di cucito, seppur semplificata, con un ago da lana (ovviamente con le presenza di un adulto).

Infilare il filo in un cartoncino.

Mettere da parte qualche immagine di cartone, come quelle stampate sul retro delle scatole dei cereali o sulle cartoline d’auguri.

    • Utilizzare una piccola perforatrice per praticare buchi nel disegno, in modo che il filo, passato lungo il bordo, segua la forma del personaggio o del soggetto ritratto. Avremo bisogno di un numero maggiore di fori lungo le curve e gli spigoli rispetto alle linee rette.
    • Possiamo utilizzare questo metodo per insegnare ai bambini il punto dritto o il punto indietro. Avremo bisogno di qualche buco nello stesso posto per realizzare un punto dritto, in modo che il bambino non lo disfi quando torna indietro. Una volta che avrà imparato il punto diritto, potremo insegnargli ad andare sotto per fare il punto indietro sull’immagine di cartone.
  • Strumenti: un pezzo di filo, un paio di forbici non affilate e un ago di plastica.

Cucire: la mela!

[credits: Instagram, Pinterest]

Per saperne di più: dal catalogo dei corsi di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia di Zeroseiplanet, il corso “ATTENZIONE E CONCENTRAZIONE AL NIDO

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Attenzione e concentrazione: il metodo Montessori

Attenzione e concentrazione: il metodo Montessori

Secondo la pedagogia montessoriana, la concentrazione è un elemento cruciale nello sviluppo del bambino e influenza la sua personalità e il comportamento sociale.

I neonati fino ai 12 mesi hanno una concentrazione instabile e possono essere facilmente distratti dall’intervento di un adulto.

Man mano che il bambino cresce  (3-6 anni), la sua capacità di concentrazione e attenzione aumentano.

Questo è un obiettivo indiretto delle attività proposte dal metodo Montessori, che mirano a sviluppare l’indipendenza, migliorare la coordinazione e seguire una sequenza logica.

Il bambino impara a concentrarsi quando è circondato da elementi che lo interessano e lo coinvolgono, come bellezza, ordine, realtà, rispetto, limiti, indipendenza e silenzio.

Il metodo Montessori stimola l’aumento della concentrazione e dell’attenzione attraverso un ambiente di apprendimento organizzato e stimolante, che incoraggia l’autonomia e l’indipendenza dei bambini: questo è ottenuto attraverso l’utilizzo di attività e materiali didattici specificamente progettati per sviluppare la capacità di concentrazione e di attenzione dei bambini.

L’obiettivo è quello di aiutare i bambini a sviluppare una forte capacità di concentrazione e di attenzione che possano utilizzare in futuro nell’apprendimento e nella vita quotidiana.

L’ambiente dovrebbe fornire spazio e tempo per il completamento delle attività e incoraggiare l’esplorazione e la libertà del bambino.

I materiali utilizzati dovrebbero essere naturali e di qualità per mantenere l’attenzione del bambino.

Secondo il metodo Montessori, un bambino è concentrato quando è impegnato in un’attività che gli interessa e che gli permette di sviluppare la sua autonomia e la sua curiosità.

Ogni bambino è un individuo con interessi e capacità uniche, e dobbiamo osservare e rispettare le sue preferenze e i suoi limiti.

Per questo, la concentrazione è vista come un processo naturale e non forzato, che permette al bambino di apprendere in modo significativo e di sviluppare la sua attenzione verso il mondo che lo circonda.

 

Per saperne di più: corso “PERCORSO DI SPECIALIZZAZIONE LA TEORIA DEL METODO MONTESSORI“.

 

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Laboratori culinari al nido: Anche la cucina è uno spazio educativo

Continuiamo la serie di approfondimenti sull’ organizzazione della cucina e della mensa dell’asilo nido sottolineando l’importanza, spesso trascurata, del valore educativo che rivestono le esperienze e le attività dei bambini in cucina o con i materiali e gli utensili della cucina.

Un progetto educativo ben studiato attribuisce molta importanza ai giochi in cucina sia per ciò che concerne la strutturazione degli spazi, sia per quanto riguarda la programmazione delle attività guidate.

I laboratori culinari diventano un ottimo strumento di osservazione per le educatrici, che possono documentare la reazione/relazione di ogni bambino con le sostanze e i materiali, e l’interazione con gli altri bambini e gli adulti.

Nelle esperienze in cucina ai bambini è possibile svolgere attività che riguardano diverse sfere di apprendimento, e acquisire competenze relazionali, simboliche e cognitive che ne sviluppano la crescita emozionale.

La cucina è un luogo normalmente inaccessibile ai bambini, e in essa si svolgono quelle attività di servizio al nido che di solito rimangono “sconosciute” ai bambini. Nell’organizzazione pedagogica tradizionale, infatti, all’ora del pranzo i bambini vengono fatti sedere ai tavolini già preparati ed apparecchiati dalle ausiliarie, e viene loro servito il pranzo spesso già porzionato nei piattini. In questo modo, tutta la magia del processo di preparazione degli alimenti rimane un mistero, così come l’ambiente cucina. Invece, il coinvolgimento graduale in alcune attività può essere molto stimolante e incuriosire anche i più piccoli.

Le attività di cucina possono essere proposte in diversi modi, in modo da coinvolgere e sviluppare competenze diverse nei bambini.

Sinteticamente, i laboratori culinari possono essere organizzati come:

  • narrazione
  • manipolazione
  • gioco simbolico
  • gioco di riconoscimento degli alimenti e degli utensili

Gli spazi da utilizzare:

  • l’angolo della lettura o dei tavoli per la narrazione
  • l’angolo delle attività ai tavoli o la cucina stessa, se abbastanza capiente, per le manipolazioni
  • la zona delle attività ai tavoli e la cucina per la realizzazione delle ricette

Si può cominciare con il creare un clima di curiosità attraverso la narrazione, descrivendo la cucina come un “antro magico” in cui avvengono strane magie: la farina, l’acqua, lo zucchero che si trasformano in torte, biscotti, panini e pizze! Attraverso l’invenzione di un racconto o di una drammatizzazione che coinvolga i bambini (la storia della mela, il racconto del fornaio, del pasticcere…), si possono animare e personalizzare alcuni alimenti o alcuni utensili che si intendono utilizzare, e così si preparano i bambini alle fasi successive, quelle dei laboratori culinari veri e propri.

In un primo laboratorio si possono proporre ai bambini attività di manipolazione delle diverse sostanze alimentari. Le educatrici propongono di volta in volta alimenti e sostanze diverse, che i bambini possono toccare, annusare, assaggiare, impastare, mescolare. Questo tipo di attività porta il bambino ad affinare le proprie esperienze coinvolgendo tutti i sensi: alcuni alimenti si possono anche assaggiare, diversamente da altri materiali “classici” utilizzati nelle attività di manipolazione (ad esempio il didò). Ma si può anche “ascoltare” il rumore dell’acqua che viene versata nelle ciotole, o scoprire il rumore che fanno i fagioli o il riso soffiato quando vengono scossi.

In questo laboratorio i bambini imparano a conoscere i materiali diversi, e a scoprire come le sostanze cambiano e si trasformano per magia mescolando gli ingredienti fra loro.

Per rendere più efficace il laboratorio, andrebbero utilizzati preferibilmente gli spazi della cucina, da cui le educatrici estraggono di volta in volta le sostanze (lo zucchero dal barattolo dello zucchero, la farina dalla dispensa, il latte dal frigorifero, etc.) e gli utensili da usare (le ciotole, i cucchiai, i mestoli dai cassetti e dai mobili della cucina), in modo da contestualizzare l’esperienza. In alternativa, si possono accompagnare i bambini in cucina in piccoli gruppi, e coinvolgerli nella preparazione del materiale da usare successivamente nel laboratorio.

Quali sostanze utilizzare? In questo primo laboratorio non è fondamentale ottenere come risultato finale un “prodotto”, ma si possono semplicemente lasciare pasticciare i bambini con la farina bianca, la farina gialla, con l’acqua, la cioccolata, la panna montata, mescolandoci insieme il cocco, il sale grosso, lo zucchero, i semini, l’orzo, i fagioli, la pasta, il riso, le lenticchie, le verdure, e così via.

E’ importante che alla fine di ogni laboratorio i bambini vengano coinvolti anche nelle attività di riordino e pulizia della stanza, dei tavoli e degli utensili utilizzati. Lavare le ciotole, pulire i tavoli, spazzare è un gioco divertente che i bambini fanno tutti i giorni, così aiutando gli adulti, imparano le regole sociali e il rispetto di un ambiente.

In una fase più avanzata del progetto si può introdurre un vero e proprio laboratorio di cucina, aiutando i bambini a realizzare alcune ricette semplici, come ad esempio la pizza, o i biscotti, o una torta. Non sempre la ricetta riesce alla perfezione! Può succedere infatti che, durante la preparazione, qualcosa vada storto. In questi casi, è bene spiegare ai bambini che non sempre le cose riescono come si vorrebbe e che tuttavia quando si cucina bisogna avere molta cura.

Un esempio di laboratorio culinario realizzato in un asilo nido

Laboratorio culinario – La torta

“Il progetto “Dolce al cioccolato” è stato realizzato con tutti i bambini grandi del nido, suddivisi in gruppi di quattro, seguiti da due educatrici di riferimento.

L’esperienza si è svolta nella zona mensa, e successivamente in cucina, e i materiali usati sono stati: ciotole di plastica, utensili vari, biscotti, cacao, burro, latte, uova, lievito.

Nella prima parte dell’attività i bambini hanno schiacciato i biscotti con le mani e con gli utensili preparati dalle educatrici, come ad esempio i piccoli mattarelli di legno che usiamo per le attività di manipolazione. Con l’aiuto di un cucchiaione di legno i bambini hanno poi mescolato i vari ingredienti della ricetta, toccandoli anche con le mani e assaggiandoli. Alla fine le educatrici hanno aggiunto le uova e il lievito, e poi tutti insieme in cucina a mettere il dolce dentro il forno e a vedere come, cuocendo, lievitasse!

In realtà la ricetta non è proprio riuscita alla perfezione, perché il dolce è rimasto un po’ basso, non è lievitato perfettamente. Ma l’esperienza è stata importantissima per i bambini, che a pranzo hanno assaggiato con grande soddisfazione il loro capolavoro!”

Le attività in cucina possono essere programmate anche come gioco simbolico, senza necessariamente utilizzare le sostanze alimentari in modo diretto cucinando. Le educatrici possono invitare i bambini ad indossare la “divisa da chef” (cappellone o cuffia, grembiule) e ad aiutare a preparare il pasto, ad apparecchiare i tavoli, a distribuire il pane, a servire in tavola a turno gli altri bambini.

Questo tipo di gioco, così come il far finta di essere la mamma o il papà che cucinano, il dar da mangiare alle bambole o agli altri compagni, l’imboccarsi a vicenda, sono azioni che hanno grande importanza per l’acquisizione da parte dei bambini dei concetti, dei ruoli, delle regole del mondo che li circonda.

Riassumendo, quali sono le competenze che il bambino elabora attraverso questo tipo di laboratori in cucina?

    • manipolazione di sostanze diverse
    • affinamento della coordinazione oculo-manuale
    • affinamento della prensione fine
    • esperienze sensoriali (toccare le sostanze, sentire odori diversi)
    • distinguere e denominare la consistenza, le qualità e i colori degli ingredienti
    • osservare e sperimentare la trasformazione delle sostanze mescolandole fra loro
    • conoscere il nome e la funzione degli utensili
    • conoscere la sequenza di azioni necessarie per realizzare una ricetta
    • osservare la trasformazione delle sostanze attraverso il caldo e il freddo (cottura in forno, frigorifero)
    • esperienze simboliche di ruolo
    • conoscere delle regole sociali e di rispetto dell’ambiente: riordinare, lavare gli utensili, pulire i tavoli, spazzare.

Per saperne di più: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “ATELIER IN CUCINA: EDUCARE AL CIBO GIOCANDO

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Profilo delle competenze del coordinatore di servizi educativi

Profilo delle competenze del coordinatore di servizi educativi

Il coordinatore pedagogico progetta e accerta la qualità educativa dei servizi all’infanzia. Si tratta di una figura professionale che, dapprima legata prevalentemente agli enti locali, si è sviluppata parallelamente alla nascita e diffusione degli asili nido e delle scuole dell’infanzia comunali. Nei comuni o nelle aree territoriali maggiori, il coordinatore pedagogico può operare con un gruppo di colleghi che insieme mirano all’utilizzo ottimale delle risorse educative di quel territorio. Negli ultimi anni, e con l’aggiornamento delle normative regionali in materia di servizi educativi e sociali alla prima infanzia, il coordinamento è richiesto anche presso le strutture a gestione privata.

 

Il coordinatore sostiene il lavoro collegiale degli operatori ed ha la responsabilità del funzionamento negli aspetti organizzativi e metodologici del nido; non avrà affidata alcuna specifica sezione educativa. Inoltre, avrà il compito di verificare il costante rispetto del Regolamento, delle disposizioni legislative e il coordinamento di tutta l’attività svolta dal personale impiegato nel servizio.

Il coordinatore pedagogico svolge i seguenti compiti:

– verifica la qualità educativa dei servizi prescolastici;

– cura l’organizzazione del lavoro nei servizi come asili, centri ricreativi infantili ecc..;

– si interessa dei contenuti educativi proposti nei suddetti centri;

– verifica la validità dei programmi educativi;

– si occupa della formazione e aggiornamento delle operatrici e, in generale, rappresenta una figura che sostiene, orienta, controlla l’attività dei nidi e delle scuole dell’infanzia.

Il coordinatore deve mantenere un contatto diretto e costante con i servizi di cui è responsabile, quindi conoscere il modo di lavorare delle operatrici, con le quali programma le attività e ne verifica l’andamento durante l’anno. Propone alle operatrici strumenti di lavoro che possono permettere di definire meglio gli obiettivi e di agire in modo più efficace e partecipa periodicamente alle riunioni del gruppo delle educatrici: a volte può proporre un ordine del giorno e coordinare la riunione, altre volte può essere solo presente. Infine il coordinatore pedagogico si occupa di:

– curare l’accoglienza di bambini nuovi;

– coordinare il rapporto con gli altri servizi sul territorio che si occupano di bambini;

– gestire momenti particolarmente critici come ad esempio l’inserimento di bambini extracomunitari o handicappati, dove maggiore deve essere l’investimento di risorse umane;

– curare gli aspetti di gestione del servizio (i turni di ferie del personale, le sostituzioni) e la promozione e conoscenza dei servizi all’esterno;

– organizzare eventi pubblici (dibattiti, mostre) che illustrino l’esperienza realizzata nei servizi.

In queste tabelle riassumiamo il profilo di competenze della figura professionale del Coordinatore di servizi educativi.

  PROFILO DI COMPETENZE: Coordinatore
Responsabilità primarie Assicura il funzionamento del nido e coordina la gestione del personale

 

Cura le relazioni con l’utenza e l’esterno

E’ responsabile dell’attuazione del progetto pedagogico

E’ responsabile dell’attuazione delle procedure del sistema qualità

Conoscenze Conoscenza del bambino e fasi evolutive
  Metodologie pedagogiche
  Metodologie di gestione delle risorse umane e dinamiche di gruppo
  Metodologie di definizione di un budget e conoscenze informatiche
  Metodologie di progettazione
  Metodologie di programmazione e verifica
  Metodologie di organizzazione del tempo
Saper fare Gestire le problematiche degli utenti (famiglie e bambini)
  Fare un progetto
  Verificare l’efficacia dell’organizzazione e dei progetti
  Gestire una riunione
  Gestire un colloquio con la famiglia
  Gestire la comunicazione con i servizi del territorio
  Contestualizzare gli spunti formativi
Saper essere Affidabile, comunicativo, creativo, responsabile, accogliente, propositivo

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L’attualità della pedagogia Montessoriana

Maria Montessori è stata una figura a suo modo rivoluzionaria nel panorama intellettuale e pedagogico mondiale: un’educatrice e pedagogista, ma anche filosofa, medico, neuropsichiatra infantile, antropologa e scienziata, riconosciuta in Italia e all’estero, candidata al premio Nobel per la pace, prima donna nella storia della Repubblica ad avere la propria effige stampata su moneta o raffigurata su francobolli.

Una serie di biografie, convegni, film e documentari ci invitano oggi a riscoprirnee la modernità, l’attualità, la forza, il significato attualissimo della sua proposta.

Il ‘metodo Montessori’ – attualmente seguito da circa 60.000 scuole nel mondo (soprattutto Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito), dalla nascita fino a diciotto anni – continua a destare grande interesse. Numerosi personaggi dell’intelligenza mondiale, compresi i giovani guru dell’economia digitale internazionale come i fondatori di Google, Larry Page e Sergei Brin, l’ideatore di Amazon Jeff Bezos, il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, il pioniere dei videogiochi Will Wright e lo scrittore Gabriel Garcia Marquez, hanno frequentato da piccoli scuole montessoriane.

Il metodo educativo di Maria Montessori si basa sull’idea che ogni bambino possiede un potenziale psichico ed intellettivo unico e irripetibile. Deve quindi essere accompagnato nella crescita in modo da potersi esprimere liberamente: in questo senso il metodo montessoriano porta avanti un pensiero di pace e di uguaglianza tra gli uomini, riducendo le discrimazioni e le disparità di genere, e di rispetto della Natura e dell’ Universo.

Il suo metodo si fonda su tre aspetti fondamentali: realizzazione di un ambiente educativo preparato scientificamente, preparazione e uso di specifico materiale educativo e impiego di tecniche dell’insegnamento rispettose dell’individualità di ognuno.

 

Di seguito alcuni contributi da parte di studiosi che hanno partecipato al Convegno internazionale svoltosi nelle Marche per approfondire l’attualità del pensiero montessoriano:

Howard Gardner – Maria Montessori. Attualità del pensiero a 150 anni dalla nascita >>>

Daniele Novara – Maria Montessori. Attualità del pensiero a 150 anni dalla nascita >>>

 

 “Date il mondo ai bambini”: queste parole di Maria Montessori sono un messaggio di speranza, un impegno per l’operare e l’agire degli educatori, degli insegnanti, degli adulti educanti, nel segno dell’amore per i bambini, che saranno gli adulti di domani.


 

PER SAPERNE DI PIU’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet il CORSO DI SPECIALIZZAZIONE LA TEORIA DEL METODO MONTESSORI

 

 

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