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13.00-13.30 Registrazione e saluto ai partecipanti
13.30 Inizio corso
17.00 Termine corso
Consegna Attestati ed ebook
MODALITA’ ONLINE: Non si tratta del solito corso on line sterile, ma di un’ aula virtuale interattiva dove tutti ci potremo vedere e confrontare come in presenza. È una novità in quest’ambito, ma in questo modo riusciremo a fare formazione molto simile a come se fossimo tutti presenti. Potrai farlo tranquillamente da casa, dal tuo pc o cellulare e tablet, purché abbia una videocamera e delle casse o un auricolare e ovviamente una connessione Internet.
DESTINATARI: educatrici di asilo nido, insegnanti di scuola dell’infanzia, coordinatori, laureati in scienze dell’educazione, studenti
RELATORE: dott.ssa Camilla Olioso, psicologa e psicomotricista
COSTI E MODALITÁ DI PAGAMENTO: quota corso € 60,00 per partecipante (€ 50,00 per due o più corsisti della stessa scuola/nido)
1 – Compila la FORM DI ISCRIZIONE
oppure invia un’ email all’indirizzo corsi@zeroseiplanet.it specificando:
NOME E COGNOME
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SCUOLA
CORSO A CUI CI SI ISCRIVE
2 – Attendi la risposta dalla Segreteria Corsi
3 – Versa la quota di iscrizione tramite bonifico sul c/c bancario indicato dalla Segreteria
4 – Invia al numero Whatsapp 3291931945 o all’indirizzo email corsi@zeroseiplanet.it la ricevuta di pagamento della quota iscrizione corso
L’assegnazione dei posti disponibili avviene in ordine all’arrivo della ricevuta di pagamento.
Diritto di recesso: l’utente ha diritto di recesso in qualsiasi momento. La quota di iscrizione non viene restituita per recesso successivo a tale data.
INFO: segreteria@zeroseiplanet.it tel. 329.19.31.945 rif. Stefania Pompele
Per i bambini osservare la propria immagine riflessa nello specchio è di grande interesse e divertimento.
Questo interesse è in gran parte motivato dall’amore del bambino per i volti umani e dall’incredibile “interattività” dell’immagine riflessa.
Inizialmente il bambino non sa chi sia quello che vede nello specchio: gli sorride e risponde divertito al sorriso che lo specchio riflette. E’ solo intorno ai 18 mesi che il bambino comincia a riconoscere se stesso nell’immagine riflessa e a divertirsi ancora di più!
Lo specchio strumento educativo
Lo specchio: uno strumento importante al nido e alla scuola dell’infanzia, essendo lo strumento che sostiene il bambino nella costruzione della rappresentazione mentale del corpo, del volto, quindi di sé. Lo specchio è anche considerato dai bambini un oggetto magico; è prezioso per vivere esperienze di carattere cognitivo, traccia la strada della simmetria, ma contiene anche l’inverosimile, una realtà non visibile al primo sguardo.
Lo specchio è ambiguo, quando moltiplica la realtà, crea illusioni e suggestioni affascinanti, permette la scoperta di diversi punti di vista, aumenta la percezione dello spazio.
Ma i bambini non arrivano subito alla consapevolezza che ciò che vedono riflesso nello specchio è il proprio volto, il proprio corpo; giungono a questa consapevolezza attraverso successive fasi di ricerca, che possono essere sintetizzate come segue:
Il rispecchiamento nel volto della madre
Il primo specchio del bambino, appena nato e fino ai 6 mesi di età, è il volto della madre, come Winnicott suggerisce nel suo libro “Gioco e realtà”, in cui troviamo un capitolo piuttosto eloquente: “La funzione di specchio della madre e della famiglia nello sviluppo infantile“.
Nei primi mesi
Ricordiamo che alla nascita l’apparato visivo è funzionante ma immaturo. Il bambino non è in grado di focalizzare entrambi gli occhi su uno stesso punto, e riesce a mettere a fuoco i dettagli solo a breve distanza 20-50 cm. Se posizioniamo il il bambino in posizione sdraiata ad una breve distanza da uno specchio nel quale possa guardarsi, notiamo che: dopo un brevissimo periodo iniziale di disinteresse di fronte alla propria immagine speculare, il bambino prima si dedica ad osservare attentamente le immagini che vede riflesse, poi successivamente dedica alle immagini dedica alle immagini mimiche, vocalizzazioni e sorrisi.
Verso i 3 mesi, quando il bambino riesce a cogliere la costante di forma, notiamo che se il bambino è tenuto davanti allo specchio in braccio all’adulto, in un primo momento le reazioni alla propria immagine e a quella dell’adulto sono indifferenziate. Quindi è l’immagine di quest’ultimo, perché più familiare, ad essere la più osservata, coinvolta in confronti e giochi, come quello del “cucù”, e fatta sparire.
Intorno ai 6 mesi
Il bambino davanti allo specchio ancora non si riconosce, ma entra nella fase della cosiddetta “reazione sociale”, in cui prova piacere a disporre di un “compagno” che non si ritrae, con il quale sperimentare nuovi giochi, ed esprime la gioia e l’eccitazione di questa scoperta con sorrisi, avvicinandosi allo specchio per batterlo con le mani aperte, e talvolta leccarne la superficie.
Dai 6 ai 12 mesi
Successivamente il bambino constata la sperimentazione di una serie di gesti, movimenti, boccacce e confronti con il proprio corpo, che talvolta viene fatto aderire alla specchio. Un po’ alla volta comincia a capire il meccanismo speculare: osserviamo a volte si gira e che comincia a scoprire che la causa di tutto quello che compare nello specchio è da ricercare alle proprie spalle. Ancora però non riconosce il bambino dello specchio come se stesso.
Fase del disagio
In un primo tempo, tutte queste vicende appaiono gioiose; in seguito, invece, subentra una fase molto prolungata di timidezza, di disagio: occhi bassi, sguardo sfuggente. Alcuni studiosi hanno spiegato questo atteggiamento come dovuto ad un disagio nei confronti dell'”estraneo”, non ancora riconosciuto come sè, e in questa fase il bambino studia i comportamenti del riflesso.
Fase del riconoscimento
La fase successiva è quella del riconoscimento, in cui il bambino manifesta in modo inequivocabile la raggiunta consapevolezza che quanto vede riflesso, soprattutto il volto, è il proprio volto. Questo traguardo sta a significare una forma in realtà matura e complessa di rappresentazione della propria identità.
Ovviamente la sequenza di queste fasi è variabile a seconda dell’individualità del bambino.
Da questo momento in poi, lo specchio rappresenterà uno strumento importantissimo per la ricerca sulla propria auto-individuazione, sulla propria identità corporea, stimolando al tempo stesso la creatività dei bambini e ampliando i loro orizzonti logico-spaziali.
Per saperne di più: dal catalogo dei corsi di formazione Zeroseiplanet per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso:
“ESPLORANDO CON GLI SPECCHI: GIOCHI ED ATTIVITÀ“

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L’articolo esplora la connessione tra la filosofia educativa di Loris Malaguzzi delle scuole di Reggio Emilia e la teoria delle Loose Parts di Simon Nicholson.
Approfondiamo come entrambi i pensatori vedano la creatività e la curiosità come fondamentali per l’apprendimento dei bambini, e come i materiali e le “variabili” possano essere utilizzati in modo innovativo per supportare questa scoperta.
L’articolo esplora anche l’uso dei materiali di scarto e del progetto REMIDA come esempio concreto di come questi principi educativi possono essere messi in pratica.
Nicholson, un architetto e designer britannico, ha introdotto il termine “Loose Parts” in un saggio del 1971, nel quale ha sottolineato l’importanza di offrire ai bambini materiali aperti, come i materiali naturali o riciclati, ma anche di considerare “variabili” come la musica, la gravità, le parole, i concetti e le idee. La teoria delle Loose Parts è stata accolta molto positivamente negli anni successivi, non subito in ambito educativo ma in primis nell’ambito del design e della progettazione di spazi, anche all’aperto.
Anche Malaguzzi credeva nella creatività di tutti i bambini e nella loro curiosità per il mondo circostante, e riteneva che avessero bisogno di un ambiente adatto per esprimere questa curiosità. L’uso di materiali riciclati nelle scuole di Reggio Emilia è stato sviluppato attraverso REMIDA, un progetto culturale nato a metà degli anni ’90, che mira a promuovere la sostenibilità, la creatività e la ricerca sui materiali di scarto.
Anche qui, i materiali vengono considerati come contenitori di intelligenze e possibilità, che possono essere modificati e trasformati dalle idee dei bambini e dalla loro combinazione con altri materiali e fenomeni.
La connessione tra le teorie di Nicholson e Malaguzzi risiede nella loro comune attenzione alla creatività e alla curiosità dei bambini, nonché alla loro esigenza di un ambiente adatto per sperimentare, esplorare e imparare.
Entrambi i pensatori considerano i materiali come strumenti per lo sviluppo del pensiero critico e creativo dei bambini, e sostengono l’importanza di offrire loro un’ampia gamma di materiali e “variabili” per esplorare e scoprire il mondo che li circonda.
Per saperne di piu’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “LOOSE PARTS: MATERIALI DESTRUTTURATI E CONTESTI EURISTICI“

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L’approccio alle scienze al nido
I bambini fin dal nido possono avvicinarsi alle scienze in maniera molto naturale.
Infatti, i bambini sono dei veri e propri scienziati in erba, in quanto esplorano il mondo circostante con curiosità e si pongono continuamente delle domande.
Le scienze sono un ottimo strumento di apprendimento diretto dei fenomeni naturali perché aiutano i bambini a comprendere il mondo che li circonda in maniera razionale, e li aiutano a sviluppare una maggiore consapevolezza e conoscenza del mondo.
Ci sono molte attività scientifiche che possono essere proposte ai bambini del nido, ad esempio la sperimentazione.
Ovviamente, a seconda dell’età dei bambini al nido, si possono proporre diverse attività di sperimentazione che li portino alla scoperta dei fenomeni naturali.
Ad esempio, si possono proporre attività con l’acqua: riempire, svuotare, misurare, spruzzare, immergere, lasciare galleggiare e affondare oggetti di diverse dimensioni e forme.
Si possono anche proporre attività con la luce e l’ombra. Si può creare una stanza buia, oppure oscurare una stanza con teli scuri, e poi utilizzare lanterne e torce per creare giochi di luce e ombre. Questo tipo di attività stimola la curiosità dei bambini e li aiuta a scoprire nuovi fenomeni naturali.
Inoltre, si possono proporre attività con i materiali naturali, come ad esempio la sabbia, la terra e le foglie. Si può proporre ai bambini di esplorare questi materiali, di toccarli e di manipolarli, facendoli sperimentare in modo creativo e libero.
Infine, si possono proporre attività con i suoni. Si può utilizzare la musica per creare giochi di ascolto, oppure si possono creare degli strumenti musicali con materiali di recupero, e poi suonarli insieme.
In generale, le scienze offrono un’ottima opportunità per sviluppare le abilità cognitive e motorie dei bambini fin dal nido, e per favorire la loro crescita personale e sociale. Attraverso l’approccio scientifico, i bambini possono scoprire il mondo in modo diretto e creativo, e imparare a ragionare in maniera critica e razionale.
L’approccio alle scienze alla scuola dell’infanzia
I bambini di 3 anni e oltre sono molto curiosi e desiderosi di scoprire il mondo che li circonda. Questo è il momento ideale per insegnare loro le basi delle scienze, in modo che possano sviluppare una comprensione più profonda dei fenomeni naturali che li circondano.
Le scienze sono un ottimo strumento di apprendimento diretto dei fenomeni naturali, poiché consentono ai bambini di esplorare e sperimentare il mondo che li circonda. Questo li aiuta a sviluppare una mentalità scientifica, che implica la capacità di osservare, analizzare e risolvere problemi.
Inoltre, le scienze insegnano ai bambini la importanza dell’esperimento e del metodo scientifico, che sono fondamentali per la comprensione di molte situazioni della vita quotidiana.
Per insegnare le scienze ai bambini, è importante utilizzare attività pratiche che li coinvolgano in prima persona. Ecco alcuni esempi di attività scientifiche che possono essere proposte alla scuola dell’infanzia:
Per saperne di piu’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “PICCOLI SCIENZIATI: ATELIER E LABORATORI SCIENTIFICI AL NIDO E ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA“

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Nel 1971, l’architetto britannico Simon Nicholson coniò il termine “loose parts” (parti sfuse) osservando come il gioco dei bambini con materiali aperti avesse un impatto sulla loro creatività e sul loro pensiero critico.
Nel 1966, lavorando all’Università della California, Nicholson creò un corso intitolato “Design 12”. Questo corso mirava a capire come il gioco, in ambienti collaborativi, desse origine a invenzione, costruzione e creatività. Alcuni dei progetti sviluppati dai suoi studenti furono testati da bambini in vari ambienti come parchi, ospedali, scuole e aree giochi. I progetti di maggior successo risultarono quelli in cui il gioco autoguidato consisteva nella manipolazione di “loose parts”: risorse di materiali aperti e spesso naturali.
In “The Theory of Loose Parts“, Nicholson (1971) nota come l’ambiente, quando completo di materiali ben selezionati, offra occasioni ai bambini per sperimentare e formulare idee originali.
Questi materiali, come suggerito da Nicholson, possono essere qualsiasi cosa che stimoli la curiosità, la scoperta e l’invenzione.
Il termine “Loose Parts” indica materiali non strutturati, di varie forme e colori, che offrono molteplici opportunità di apprendimento ai bambini, incoraggiando il dialogo e stimolando i sensi.
Si tratta di un approccio che permette di sviluppare l’immaginazione, la creatività e di coinvolgere i bambini in attività di gioco e di socializzazione.
I “Loose Parts” possono essere utilizzati in diverse esperienze educative, per supportare la crescita fisica, sociale-emotiva, linguistica, estetica e cognitiva dei bambini, e sono adatti a bambini di ogni origine culturale, classe sociale, abilità e genere.
L’obiettivo è quello di offrire materiali aperti, senza indicazioni specifiche, per consentire ai bambini di esplorare liberamente, manipolare, costruire e trasformare gli oggetti a loro disposizione.
Anche se il termine “loose parts” è moderno, in realtà questa modalità è condivisa da molti approcci educativi:
La pedagogia Montessori, ad esempio, incentiva l’utilizzo di materiali selezionati per consentire ai bambini di esplorare liberamente, senza l’intervento degli adulti.
Inoltre, il Reggio Emilia Approach riconosce come i “Loose Parts” possano incoraggiare la costruzione dell’identità dei bambini e la formazione di ipotesi, permettendo loro di sviluppare il pensiero divergente.
Per saperne di piu’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “ATELIER LOOSE PARTS: MATERIALI DESTRUTTURATI E CONTESTI EURISTICI“

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Tane, capanne e piccoli rifugi sono luoghi magici che affascinano e fanno sognare i piccoli del nido, e anche i bambini più grandi della scuola dell’infanzia.
E’ stato osservato come, già da piccolissimi (tra il 1° e il 3° anno di vita) i bambini cercano spontaneamente piccoli spazi, intimi e riservati, all’interno del contesto più ampio: ne hanno bisogno per poter fantasticare, portare i loro giochi preferiti o per poter trovare un posto “segreto”, una piccola “seconda pelle” dove nascondersi e potersi rifugiare. L’angolo della tana esprime il naturale bisogno dei piccoli di avere uno spazio che li contenga e protegga. Perchè, mentre iniziano a esplorare il mondo e non sono più in simbiosi con il corpo della mamma, desiderano crearsi un caldo rifugio, uno spazio privato diverso da quello pubblico, sociale. L’angolo della tana ha dunque, durante la crescita, una valenza psichica molto profonda. Per i bambini piccoli è una seconda pelle, un guscio, una corazza, un luogo nel quale poter sperimentare un po’ di riservatezza, al riparo dello sguardo dell’adulto.
È uno spazio-cuscinetto che sostiene lo sviluppo dell’identità attraverso la possibilità di passare alla sfera privata e rielaborare le proprie emozioni. Ogni bambina e ogni bambino ha bisogno ed ha diritto – esattamente come noi adulti – di potersi prendere un tempo più o meno lungo ed uno spazio in cui ritrovare sé stessa, sé stesso. Si tratta spesso di uno spazio in cui ciucciare o prendere il biberon, sfogliare un libro, fare un covino con la propria pezzettina o peluche,
Si tratta di angoli appartati dove sfogliare un libro, farsi un piccolo covo con la propria pezzetta o il peluche preferito, o semplicemente guardare fuori da un luogo protetto, che possiamo ricavare all’interno delle stanze di soggiorno del nido o della scuola dell’infanzia, e che deve essere abbastanza riservato ma al tempo stesso visibile all’educatore o insegnante.
Questi angoli possono essere costruiti con materiali artigianali (compensato, stoffe, gomma piuma, etc.) ma devono rispettare le norme di sicurezza e igieniche necessarie.
Oggetti
L’angolo della tana è costituito da un arredo che finga un mobile chiuso ai lati e sul soffitti, con un’apertura accessibile al bambino.
L’ ampiezza della tana deve essere tale che il bambino possa starci seduto e con tutto il corpo. La tana può essere corredata dei seguenti materiali:
Azioni
Il bambino utilizza autonomamente questo spazio, da solo o in compagnia di pochi bambini.
Le azioni compiute in questo angolo sono le più varie: consideriamo che nascondersi, per un bambino piccolo, può significare volersi isolare per un po’ dagli altri, per pensare, scoprire, giocare in tranquillità.
Non consideriamo il gioco solitario un segno di asocialità: restando da solo, ogni bambino può scoprire la propria individualità, confrontarsi con i propri pensieri senza essere disturbato. La tana è quindi un rifugio dove “ricaricare le pile” e contenere l’ondata di emozioni e sollecitazioni che durante la giornata al nido possono risultare stancanti per un bambino.
Chiediamoci anche noi adulti quante volte ci troviamo a dire di “avere voglia di stare un po’ da soli”.
Se l’uso della tana è autonomo da parte del bambino, non pensiamo che l’attenzione dell’educatore non ci debba essere. Con rispetto e alle debite distanze, possiamo osservare ciò che succede all’interno della tana e intervenire se accade qualcosa di pericoloso.
Per saperne di più: dal catalogo dei corsi di formazione Zeroseiplanet per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “LO SPAZIO COME LINGUAGGIO “
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I giochi al contrario sono un modo divertente e stimolante per i bambini di sviluppare le loro abilità psicomotorie. Questi giochi consistono nell’eseguire azioni comuni come salire lo scivolo al contrario, camminare all’indietro o giocare ai giochi in modo inverso, o meglio “diverso” rispetto al solito.
Infatti, perchè chiamarli “giochi al contrario”?
Per i bambini non esiste un modo “giusto” di giocare e un modo “contrario”: per loro è interessante quello che comporta esplorazione di tutte le possibilità di quel gioco, e dei propri limiti.
Ecco quindi che giocare “al contrario” diventa una sperimentazione non usuale di un gioco.
il che non significa non rispettare delle regole: le regole sono sempre quelle del rispetto degli altri, e della sicurezza
Dal punto di vista psicomotorio di questi giochi sta nel fatto che richiedono ai bambini di utilizzare diverse parti del loro corpo e del loro cervello per completarli.
Per esempio, salire lo scivolo al contrario può essere una sfida per l’equilibrio, la coordinazione e la percezione spaziale dei bambini. Questo tipo di gioco aiuta a sviluppare i muscoli e migliorare la capacità di controllare il proprio corpo in situazioni inusuali.
Ma perchè i bambini sono così attratti di giochi “al contrario”?
I bambini sono spesso attratti dai giochi al contrario perché rappresentano un modo divertente ed emozionante per sperimentare il mondo che li circonda. Ecco alcune delle ragioni per cui i bambini possono essere così affascinati da questi tipi di giochi:
In sintesi, i “giochi al contrario” possono rappresentare un modo divertente e significativo per i bambini di esplorare il mondo, sfidare se stessi, sviluppare la creatività e la fiducia in se stessi.
E per quanto riguarda il pericolo?
Quale dovrebbe essere l’atteggiamento degli adulti di fronte a questi giochi?
La pedagogia del rischio sostiene che i bambini imparino meglio attraverso la sperimentazione e l’esplorazione, anche se questo può comportare un certo grado di rischio. Questo approccio ritiene che i bambini siano in grado di valutare e gestire il rischio in modo adeguato, e che gli adulti dovrebbero fornire un contesto in cui i bambini possano sentirsi liberi di esplorare e sperimentare, ma anche fornire la supervisione e il supporto necessari per garantire la sicurezza, soprattutto in un contesto educativo in cui i bambini giocano in gruppo.
Per saperne di piu’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “APPROCCIO ALLA PEDAGOGIA DEL RISCHIO“

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Ci sono diverse tipologie di documentazione, ma tutte rispondono in maniera articolata
Una documentazione può far nascere riflessioni agli operatori dei servizi sul progetto, sui suoi obiettivi, sulle attività e gli strumenti che utilizza, sugli effetti che produce; può inoltre sensibilizzare i servizi educativi al tema della valutazione e della comunicazione.
PER SAPERNE DI PIU’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet per asili nido e scuola dell’infanzia, il corso “DOCUMENTARE: LA TRACCIA DEL PENSATO E DELL’ OSSERVATO AL NIDO E ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA“

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Percorsi formativi di specializzazione in Atelier L’atelier non è un luogo specialistico, ma metafora della ricerca con i bambini e di ascolto sui modi che i bambini hanno di apprendere e ricercare insieme. Loris Malaguzzi L'Atelier rappresenta un'importante risorsa...
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Gli albi illustrati sono uno strumento formidabile per progettare percorsi creativi nell’educazione dei bambini. Attraverso le immagini colorate e le storie avvincenti, gli albi illustrati possono catturare l’attenzione dei bambini e stimolare la loro immaginazione, creando un terreno fertile per lo sviluppo della creatività.
Inoltre, gli albi illustrati possono essere utilizzati come supporto per attività didattiche che incoraggiano la produzione di storie originali, la realizzazione di disegni e l’esplorazione di nuove idee. Questo tipo di attività può aiutare i bambini a sviluppare la capacità di pensiero critico, la capacità di problem solving e la capacità di esprimersi in modo creativo.
Ancora, gli albi illustrati possono essere utilizzati come mezzo per trasmettere valori importanti come l’amicizia, l’empatia e la solidarietà. Questo può aiutare i bambini a sviluppare una maggiore consapevolezza e comprensione del mondo che li circonda, favorendo la loro crescita personale e sociale.
Le storie creative offrono ai bambini la possibilità di esprimere la propria immaginazione e di creare mondi fantastici.
Attraverso le narrazioni si possono anche favorire le relazioni, coinvolgendo bambini, educatori e genitori nella creazione di storie insieme. Questo aiuterà a creare un senso di appartenenza e a sviluppare le relazioni nel contesto educativo.
Un esempio di esperienza in questo senso può prevedere il coinvolgimento di bambini, educatori e genitori nella creazione di un “libro delle storie” del nido o della scuola.
Preparazione: Gli educatori preparano un album vuoto con diverse pagine e lo presentano ai bambini e ai genitori.
Creazione delle storie: I bambini, gli educatori e i genitori creano insieme le storie utilizzando immagini, parole e disegni. Possono basare le loro storie sulla loro vita quotidiana o sulle loro esperienze.
Condivisione: Ogni volta che una storia è completata, viene condivisa con la comunità e inserita nel libro delle storie.
Lettura: Il libro delle storie viene letto durante le attività di gruppo e durante le visite dei genitori, creando un momento di condivisione e di appartenenza.
Questa attività favorisce le relazioni tra bambini, educatori e genitori poiché crea un’opportunità per lavorare insieme, condividere le proprie idee e esperienze.
In conclusione, gli albi illustrati e le storie creative sono un’ottima opportunità per incontrarsi al nido e supportare la crescita e lo sviluppo dei bambini. Queste attività possono aiutare a stimolare la loro immaginazione, sviluppare le loro relazioni con gli altri e trasmettere loro valori importanti.
Per saperne di piu’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “ALBI ILLUSTRATI E STORIE CREATIVE PER INCONTRARSI AL NIDO“

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Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nella crescita e nello sviluppo dei bambini fin dai primi anni di vita. Sia al nido che alla scuola dell’infanzia, i bambini sono esposti a una vasta gamma di emozioni, dalla felicità alla tristezza, dalla frustrazione alla soddisfazione. In questo ambiente, i bambini imparano a riconoscere e a gestire le loro emozioni, a relazionarsi con gli altri e a costruire relazioni positive.
Al nido e alla scuola dell’infanzia, i bambini imparano attraverso l’esperienza diretta e l’osservazione. Ad esempio, quando un bambino vede un compagno di gioco piangere perché ha perso un gioco, impara che la tristezza è un’emozione comune e che ci sono modi per consolare un amico. Questo tipo di esperienze aiuta i bambini a sviluppare la loro empatia e a comprendere le emozioni degli altri.
Inoltre, i bambini imparano a gestire le loro emozioni attraverso l’interazione con gli adulti e con i compagni di gioco. Ad esempio, un insegnante può aiutare un bambino a gestire la frustrazione durante un’attività, insegnandogli a prendere una pausa o a chiedere aiuto. Queste abilità sono importanti per la loro crescita emotiva e per la loro capacità di affrontare le sfide della vita quotidiana.
Inoltre, le emozioni positive, come la felicità e la soddisfazione, sono cruciali per lo sviluppo dell’autostima e della fiducia in se stessi. I bambini che vivono esperienze positive e che ricevono il sostegno e l’affetto degli adulti e dei compagni di gioco, sono più propensi a sviluppare una forte autostima e a sentirsi sicuri di se stessi.
Emozioni in movimento
La psicomotricità è una disciplina che mira a sviluppare la relazione tra il corpo e la mente dei bambini attraverso attività fisiche e giochi. Questa disciplina può aiutare la gestione delle emozioni dei bambini in diversi modi:
In sintesi, la psicomotricità può aiutare i bambini a comprendere e a gestire le loro emozioni, a sviluppare la loro consapevolezza del corpo, a regolare le loro emozioni e a sviluppare l’empatia verso gli altri. Queste abilità sono importanti per la loro crescita emotiva e per la loro capacità di affrontare le sfide della vita quotidiana.
Per saperne di piu’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “EMOZIONI IN MOVIMENTO AL NIDO E ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA“

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