Organizziamo gli spazi della sezione lattanti

Organizziamo gli spazi della sezione lattanti

Nel progetto educativo che ciascuna struttura per l’infanzia adotta, è fondamentale indicare anche l’organizzazione interna del servizio, e in particolare la sua suddivisione in sezioni.

Per “sezione” si intende un gruppo di bambini di età omogenea, con una propria educatrice di riferimento, con un percorso educativo specifico studiato sulla fascia d’età. E’ possibile ovviamente una intersezione programmata con altri gruppi di bambini, ovvero la condivisione di attività in base alla programmazione didattica all’interno del nido.

 

 

Di solito si possono prevedere 3 gruppi omogenei di bambini all’interno del nido:

  • i lattanti (fino ai 12 mesi)
  • i semidivezzi (12-23 mesi)
  • i divezzi (dai 24 mesi)

La sezione dei lattanti non sempre è presente all’interno del nido, per diversi  motivi.

Innanzitutto perché comporta alcune difficoltà organizzative a cui non tutte le strutture sono in grado di far fronte, in particolare per quanto riguarda gli spazi e le attrezzature del nido.

Inoltre, dal punto di vista economico è sicuramente la sezione più costosa per la gestione, a causa del rapporto educatrice/bambini molto alto (in media 1 educatrice ogni 4-6 bambini, a seconda della regione), e della bassa frequenza di iscrizione: le mamme, se non costrette al rientro immediato al posto di lavoro entro tre mesi dal parto, preferiscono statisticamente usufruire dei congedi parentali fino al 9° – 12° mese di vita del bambino. E’ molto difficile infatti separarsi da un bimbo molto piccolo, ed affidarlo ad una struttura “extrafamiliare”; spesso le famiglie preferiscono optare per una baby sitter  che accudisca i piccoli nel loro ambiente domestico, almeno fino all’anno di età.

Ciononostante, la presenza di una sezione lattanti è sempre importante per un asilo nido di qualità, anche se dimensionata per pochi bambini.

E’ importante sottolineare che la sezione lattanti è una sezione a sé, sia per quanto riguarda gli spazi necessari, sia per quanto riguarda l’organizzazione interna, considerando come prioritario il rispetto delle esigenze e dei tempi dei bambini sotto l’anno d’età.

Vediamo quindi come organizzare al meglio questo importante servizio, a partire da alcuni spunti per individuare ed arredare gli spazi necessari.

 

SPAZI PER LA SEZIONE LATTANTI

Se il nido accoglie anche bambini lattanti è necessario prevedere degli spazi dedicati, in aggiunta a quelli già presenti per le sezioni dei semidivezzi e dei divezzi.

Gli spazi necessari per la sezione lattanti sono i seguenti:

  1. Un soggiorno (stanza attività) e una zona per l’alimentazione, separati da quelli delle altre sezioni.
  2. Una stanza per il riposo in ambiente separato
  3. Una cucinetta per la preparazione delle pappe (o una zona specifica all’interno della cucina esistente), direttamente comunicante con la zona per il pranzo lattanti.

Ribadiamo che gli spazi necessari per tali funzioni dovranno essere separati rispetto agli spazi per il gruppo dei divezzi.

Il soggiorno dei lattanti preferibilmente sarà contiguo e comunicante con gli spazi di soggiorno dei gruppi di bambini di età maggiore.

ARREDAMENTO DELLA SEZIONE LATTANTI

I lattanti e i semidivezzi, che non si sanno ancora spostare da soli e hanno pochissima autonomia, necessitano di un ambiente particolarmente studiato e di rapporti personali specifici. Fondamentali sono lo spazio, che deve permettere di muoversi gattonando, e gli arredi, che devono offrire sostegni cui aggrapparsi per iniziare a camminare (il mobile primi passi è adattissimo per questo tipo di esplorazione motoria). Risulta inoltre indispensabile avere spazi per il sonno e per la veglia attigui fra loro, per poter assecondare le esigenze e i tempi, spesso molto differenti, di ogni bambino.

La sezione lattanti, così come le altre sezioni del nido, va organizzata in angoli strutturati, quali ad esempio:

Angolo del morbido

Offre ai bambini che non sanno ancora camminare la possibilità di muoversi senza incontrare pericoli ed ostacoli. Si propone come un nido nel quale muoversi per esplorare, ma anche nel quale rannicchiarsi per ascoltare una musica o essere cullati. Un tappeto di gommapiuma rivestito di materiale lavabile e qualche cuscino senza parti che si staccano (come bottoni o ganci), suggeriscono l’idea di quest’angolo, dove è piacevole anche ritrovare oggetti e animali di panno e di peluche.

Materiali

Animali e forme di materiale morbido (peluche, velluto, cotone), coperte, tappeti tattili e sonori, mobile colorati, cuscini, sagome giganti in gommapiuma.

Angolo dei giochi di grande motricità

Propone arredi funzionali ai bisogni dei bambini che incominciano a muoversi per conoscere ed esplorare l’ambiente che li circonda. Arredi come il mobile primi passi, ricco di maniglie, sostegni e oggetti che attirano l’attenzione del bambino, favoriscono l’esplorazione dello spazio, la stazione eretta e i primi movimenti autonomi.

Materiali

Mobile primi passi, passeggini, piccola palestrina, spingi e cammina, cavalcabili, tappeti in gomma piuma, forme modulari in gommapiuma (scaletta, scivolo, cilindro, onde, ponte, semicilindro), piscina con le palline.

Angolo dello specchio

Questo angolo suggerisce moltissime esperienze di gioco alla scoperta della propria immagine e di quella dei compagni. Cercare di catturare l’immagine che lo specchio rimanda, vedersi e riconoscersi, è un gioco che meraviglia e appassiona anche i più piccoli. Lo specchio deve essere ben appeso alla parete e costruito in modo da poter resistere ai continui colpi dei bambini. La presenza di più specchi (appesi alle pareti o fissati sul pavimento) può aumentare notevolmente le possibilità dell’angolo.

Materiali

Specchio antisfondamento da parete o da pavimento, carte lucide, tappeto.

Angolo del fasciatoio

Nella sezione dei più piccoli è uno dei luoghi dove si trascorre più tempo. In questo spazio, mentre procedono le operazioni di pulizia, il contatto corporeo e quello visivo sono molto intensi e permettono il costruirsi di relazioni molto significative tra il bambino e l’adulto che se ne prende cura. Immagini colorate attaccate alle pareti e piccoli oggetti appesi al soffitto servono per attirare l’attenzione del bambino e diventano argomenti di dialogo.

Materiali

Fasciatolo, attrezzatura per l’igiene (pannolini, creme…), armadietti, carillon, mobiles, pupazzetti lavabili, sonagli.

Angolo dei tesori

In questo spazio trovano posto, in una grande cesta dai bordi bassi, giocattoli da proporre ai bambini molto piccoli per suscitare la loro attenzione, al loro meraviglia e curiosità. Si tratta di oggetti facili da prendere in mano, che i bambini possono portare alla bocca senza pericolo e che incuriosiscono per la forma, il colore o il rumore.

Materiali

Una grande cesta dai bordi bassi, oggetti di materiali diversi (ferro, legno plastica, stoffa, peluches), giocattoli, animali, bambole, pupazzi, carillon, trainabili in plastica insieme a oggetti di uso quotidiano.

Zona soggiorno e pranzo. Per la somministrazione del pasto e per i brevi, ma frequenti momenti di riposo, sono necessari seggioloni e infant seats (seggioline).

Il seggiolone deve avere struttura robusta e stabile, e deve permettere la seduta in completa sicurezza del bambino. Il sedile deve essere imbottito con schienale fisso o reclinabile, con cinture robuste che trattengano il bambino senza impedirne i movimenti. Il piano di appoggio, se previsto, deve essere ampio, non rovesciabile dal bambino e regolabile.

Per la pappa possono essere utilizzati seggioloni bassi a livello del tavolo, che di solito è semicircolare per agevolare le operazioni da parte dell’educatrice che siede al centro e può così controllare meglio il piccolo gruppo di bambini.

La seggiolina per i più piccoli, o infant-seat, è fatta di plastica foderata con un materassino imbottito, spesso con lo schienale reclinabile in più posizioni (una variante è la sdraietta): deve garantire il sostegno e il contenimento della schiena posteriormente e ai lati. Inoltre deve avere una struttura portante rigida, con larga base di appoggio e deve essere fornita di cintura di sicurezza.

Non deve mai essere collocarla su piani alti (tavolini o altri mobili) per evitare le possibili e frequenti cadute.

Stanza della nanna.

I lettini per la sezione lattanti devono essere solidi, ampio (130 x 60 cm) e costruiti con materiali atossici. Per la sicurezza del bambino, il lettino deve avere sbarre verticali a margini arrotondati, e distanziate di circa 7,5 cm per non consentire al piccolo di infilare la testa fra le doghe. Per la regolazione delle sponde laterali ci devono essere fermi di sicurezza, che ne impediscano l’azionamento al bambino. Il materasso deve essere rigido, privo di avvallamenti e di irregolarità, di dimensione esatta per il lettino (senza spazi laterali fra il bordo e la sponda), alto 10-15 cm, costituito da fibre naturali come cotone o lana. È meglio scegliere una rete a doghe in legno, rigida e indeformabile. Infatti quella metallica tende ad incurvarsi con l’uso e il passare del tempo e quella con l’asse unico in legno non permette un adeguato ricambio d’aria.

 

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Datemi tempo nell’ambientamento al nido

Uno dei passi più importanti per un bambino e per i suoi genitori, è l’ingresso “sociale” nel nido o nella scuola dell’infanzia, che segna l’inizio di una nuova avventura e, per i genitori, l’avvio di una serie di riflessioni, domande, dubbi e perplessità del tutto legittimi e naturali. ”Sarà una scelta giusta? Come ci dobbiamo comportare i primi giorni?  E se ci dovesse mettere tanto a prendere fiducia nel nuovo ambiente?”

Affrontare l’inserimento e l’ambientamento al nido con serenità e, perchè no, anche con entusiasmo è possibile: i bambini potrebbero anche sorprenderci con le loro reazioni positive. In fondo il nuovo ambiente è un luogo tutto da scoprire ed esplorare, e i primi giorni sono segnati sì dalla separazione, ma anche da nuovi interessanti incontri.

In ogni caso dobbiamo considerare come reazione assolutamente normale che un bambino manifesti una certa resistenza verso una situazione che non conosce. Così come è normale che possa metterci più tempo del previsto ad abituarsi e ad accettare che i genitori non ci siano per aiutarlo a prendere confidenza con il nuovo ambiente.  L’importante è un ambientamento graduale, senza forzare i tempi, ricordando che ogni bambino è diverso dall’altro e che i tempi richiesti da ciascuno possono differire: per questo è importante che il nido o la scuola dell’infanzia adottino una metodologia di inserimento e ambientamento che possa essere adeguata e personalizzata per ciascun bambino.

 

Il nido non può essere un buon nido se rivolge la sua attenzione solo ai bambini; l’incastro tra l’opera dell’educatore e quella dei genitori è indispensabile, un incastro che non deve essere né invadenza, né una delega, ma un maturo ed esplicito equilibrio tra gli elementi.
Walter Fornasa

Lo stesso per quanto riguarda il tempo richiesto ai genitori per affiancare il bambino durante l’ambientamento: è un tempo che va concordato insieme, mai rigidamente definito, perchè ricordiamo che anche i genitori “si ambientano” al nido, acquistano fiducia nell’ambiente e nelle figure educative alle quali affidano il loro cucciolo, e gradualmente risolvono dubbi e incertezze. Il risultato è quello di una maggiore serenità nel distacco con il loro bambino, serenità che si trasmette anche ai piccoli e quindi li aiuta a loro volta ad affrontare il passaggio.

Se al bambino vengono dati i tempi giusti per ambientarsi, gradualmente si accorgerà che entrare al nido vuol dire essere accolto in un luogo che conosce e nel quale è riconosciuto, dove incontra opportunità e sicurezza, perché ha il tempo di orientarsi, capire, sentirsi capace e competente per agire con autonomia e sa di avere accanto a sé adulti in grado di interpretare i suoi bisogni e di offrire sostegno e attenzioni individualizzate.

Possiamo definire una durata indicativa del periodo di ambientamento, ma dobbiamo anche tener presente che in itinere può variare a seconda della reazione del bambino alla nuova situazione ed al tempo che gli occorre per conoscere i nuovi spazi, accettare i nuovi giochi, i compagni ed “attaccarsi ” ai nuovi adulti. Talvolta può essere necessario anche “fare qualche passo indietrorallentando i tempi previsti, poiché la fretta di concludere l’ambientamento e lasciare il bambino per tempi lunghi all’asilo nido può compromettere la positiva accettazione della nuova esperienza.

Perchè usiamo diversi termini per parlare di questo momento delicato?

Il termine “inserimento” significa immettere, introdurre. Questo presuppone, quando parliamo di “inserimento”, che il ruolo del bambino sia passivo quindi sia l’adulto (genitore ed educatore) che inserisce il bambino in un nuovo contesto. E’ il termine tradizionalmente usato nei testi pedagogici del passato, termine che è stato gradualmente sostituito, nell’uso e soprattutto nella valenza significativa, dal termine “ambientamento”.

Il termine “ambientamento”, letteralmente significa adattarsi ad un ambiente. E’ un passaggio graduale del bambino da un contesto familiare conosciuto ad un contesto più ampio da conoscere. Quindi il termine ambientamento mette il bambino al centro: il bambino ha un ruolo attivo nel suo adattarsi (ambientarsi) al nuovo contesto, essendo l’adulto un mezzo tra il bambino e l’ambiente.

 

Suggerimenti in libreria:

A PIÙ TARDI!

Un libro che racconta attraverso immagini e parole rassicuranti, i grandi baci della mattina, i giocattoli, i compagni, la pittura, il vasino, il sonnellino, i litigi e le coccole, la stanchezza della sera e… la felicità di ritrovarsi!

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POI LA MAMMA TORNA di Alessandra Bortolotti

Ma come si gestisce il distacco e il senso di colpa dei genitori e soprattutto delle madri? Qual è il punto di vista del bambino quando si trova in un ambiente del tutto nuovo senza quelle che sono abitudini già consolidate tra le mura domestiche?

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AMBIENTAMENTO PARTECIPATO AL NIDO IN 3 GIORNI

 

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I costi di gestione del servizio educativo

Quali sono i costi di gestione di un servizio educativo per la prima infanzia? In sintesi le voci di costo nel caso di gestione diretta del servizio.
Sono costi da sostenere per il mantenimento dell’attività:
Affitto
Normalmente, la voce di costo inerente l’affitto mensile può essere di capitale importanza per comprendere se l’asilo potrà sopravvivere o meno e chiaramente dipende da due fattori: la metratura dei locali e il loro posizionamento topografico.
Costi correnti
I costi correnti consistono in: consumi di energia elettrica, consumi di acqua, costi per il riscaldamento/climatizzazione, telefono.
Acquisto materiale di consumo
Tale voce di uscita riguarda i costi mensili per acquisti del materiale igienico/sanitario e per acquisto di alimenti (nel caso di servizio catering, acquisto di pasti/porzioni pronte). E’ funzione del numero di bambini accolti nell’asilo nido.
Assicurazione
L’autorizzazione all’apertura di un asilo nido è soggetta, tra l’altro, all’accensione di una assicurazione contro danni a cose e persone, nonché per responsabilità civile e non. Tale costo dipende dal numero medio di bambini accolti.
Personale
E’ la voce di maggiore incidenza sul totale dei costi di gestione per tutte le tipologie di servizi per l’ infanzia, a causa degli sbarramenti imposti dalle normative per quanto riguarda il rapporto educatori/bambini. In particolare, se la capienza non viene attentamente segmentata in base a diverse sezioni, il rischio è quello dell’ impiego non ottimale delle risorse umane.
Nella voce :”Costi del personale” sono da considerarsi:
contributi previdenziali (INPS, Inail…)
elaborazione paghe e contratti di assunzione o licenziamento (e/o contratti a progetto)
Costi per attività di formazione e aggiornamento
Necessari annualmente sia per gli educatori che per il coordinatore pedagogico.
Manutenzione
All’interno dei costi di manutenzione ordinaria si includono: rinnovamento e riparazione annua della struttura; riparazione e/o sostituzione materiale didattico danneggiato; aggiornamento, riparazione e/o sostituzione materiale da lavoro (pc, fax, ecc.), aggiornamenti tecnici; varie ed eventuali.  Ogni cinque anni è necessario procedere a una ristrutturazione di entità maggiore di quella svolta annualmente.
Altre voci di costo:
Costi per la tenuta della contabilità, dichiarazioni I.V.A., dichiarazione dei redditi.
Eventuali leasing
Spese bancarie e postali per l’apertura di conti correnti
Eventuali rate di prestiti, mutui e interessi passivi
Imposte e tasse (oltre a quelle sul reddito).

Per saperne di più: un corso esaustivo sull’apertura e sulla gestione del servizio asilo nido e di servizi educativi a confronto:

APERTURA DI UN ASILO NIDO, CENTRO INFANZIA, LUDOTECA, BABY PARKING

Il bosco sensoriale invernale

Prendendo spunto dai meravigliosi allestimenti secondo l’approccio Reggio Children, ecco alcune proposte per allestire un fantastico “bosco invernale” nel nostro asilo nido o nella scuola dell’infanzia, un angolo innevato sensoriale. [ph. credits: Instagram e Pinterest]

  Possiamo utilizzare materiali prevalentemente bianchi, che ricreino l’effetto magico della neve: ad esempio, carta igienica semplicemente srotolata e appesa o “drappeggiata” su sostegni come in foto, in modo da creare dei festoni bianchi sotto i quali i bambini passano a gattoni, corrono, rotolano sfiorando la carta leggera, strappandola, manipolandola, e lanciandosela come palle di neve.
Sempre con la carta, possiamo creare tanti festoni e ghirlande bianche che pendono dal soffitto, integrando con file di cristalli, o festoni di pon pon bianchi in lana, o ancora ghirlande di batuffoli di cotone bianco: l’effetto sarà quello di un bosco invernale di materiali diversi.
Oppure, proviamo a creare una tana / angolo sensoriale a tema “neve”, una sorta di igloo in cui i bambini possono rifugiarsi e giocare. Qui, con l’aiuto magari dei genitori, possiamo utilizzare materiali bianchi, trasparenti ed argento: strisce di plastica a bolle, stagnola, cristalli in plastica, fiocchi di neve in carta, pon pon bianchi… i bambini si divertiranno ad esplorare i vari materiali attraverso il tatto, ad osservarli sdraiati sui cuscini morbidi, a rotolarsi fingendo che sia neve vera, a giocare con gli animali dell’inverno (orsetti bianchi, pinguini, foche bianche…

Per saperne di più: dal catalogo dei corsi di formazione Zeroseiplanet per educatrici di asilo nido e insegnati di scuola dell’infanzia, il corso:

LA FILOSOFIA DI LORIS MALAGUZZI E IL SUO APPROCCIO EDUCATIVO
Capricci, prese di posizione, provocazioni: che differenza c’è?

Capricci, prese di posizione, provocazioni: che differenza c’è?

Educatori e genitori conoscono e vivono con i loro bambini la cosiddetta “Età dei No” che solitamente si sviluppa tra i 18 mesi e i 3 anni, in cui i bambini diventano testardi e capricciosi, manifestano spesso crisi di opposizione e con esse i “No” decisi gridati con tutto il corpo, dalla testa, al collo, alle spalle, e a volte piangendo. Noi adulti tendiamo spesso ad etichettare queste manifestazioni con il termine generico di “capricci”, a volte leggiamo questi comportamenti  come “lotte di potere”, ma in realtà sono solo l’espressione del passaggio evolutivo che stanno compiendo.

Ma sappiamo riconoscere la differenza tra i capricci veri e propri, le prese di posizione e le provocazioni? Sappiamo capire cosa vogliono dirci i bambini con questi comportamenti?

Per rispondere a queste domande cerchiamo di comprendere meglio 3 tipologie di manifestazioni comportamentali che accomunano tutti i bambini ma che hanno significati molto diversi.

I capricci

i capricci nascono in genere in relazione ad un oggetto del contendere, qualcosa di specifico che un bambino vuole ottenere. Un tipico esempio è quello del bambino che piange disperato perchè vuole assolutamente ottenere un gioco in mano ad un altro bambino.

Le provocazioni

nascono nel bambino da una fragilità, da un’insicurezza che il bambino prova di fronte a qualcosa che non si sente in grado di affrontare, che non trova le parole per esprimere e che quindi manifesta a livello comportamentale.

Le prese di posizione

nascono dal processo di separazione-individuazione, e si manifestano nell’ impuntarsi e rifiutarsi di fare qualcosa che prima era assolutamente normale e acquisita per il bambino, come ad esempio mangiare o vestirsi da solo.

 

Vediamo ora le caratteristiche che li accomunano.

In primo luogo, si tratta in tutti e tre i casi di manifestazione di bisogni:

  • bisogno di affermare il proprio “Io”, quindi di riconoscere se stesso, dotato di un proprio pensiero e di una propria volontà
  • bisogno di allontanarsi e di avvicinarsi rispetto alla figura di riferimento, sperimentare aree di autonomia
  • bisogno di sperimentarsi, per capire fin dove può spingersi
  • bisogno di contenimento (limiti e regole) e di confini fisici ed emotivi
  • bisogno di base o fisico: quando un bambino è ad esempio stanco, o affamato, il suo cervello trasmette segnali di stress
  • bisogno collegato ad un disagio

Inoltre, si tratta sempre di manifestazioni relazionali: significa che per strutturarsi e avvenire è necessaria la compresenza di un bambino e di un adulto di riferimento, genitore o educatore. Nascono all’interno della relazione, si svolgono all’interno della relazione e mirano a modificare qualcosa di importante all’interno della relazione stessa.

 


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LA RABBIA E L’AGGRESSIVITA’ DEI BAMBINI: COME AFFRONTARLE, COME CAPIRLE”

 

 

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Camminare a piedi nudi migliora la memoria

Con i primi caldi, via le calzine, lasciamo i bambini a piedi nudi, al nido e all’aperto! I vantaggi del camminare a piedi nudi sono tantissimi..

Una recente ricerca ha messo in evidenza che camminare a piedi nudi non solo stimola lo sviluppo sano dei muscoli e dei tendini nei piedi e nelle gambe, ma ci fornisce anche un importante equilibrio e capacità di navigazione e, come ci insegna la nuova ricerca, migliora la memoria !!

I piedi nudi svolgono un ruolo chiave nel massimizzare l’equilibrio statico (la capacità  di rimanere fermi immobili) e l’equilibrio dinamico (in movimento) nei bambini. Alain Berthoz, un neurochirurgo specializzato nello studio dei meccanismi di equilibrio nel cervello, ha scritto che la prima capacità di un bambino di controllare l’equilibrio in posizione eretta contro la gravità si sviluppa, insieme al sistema vestibolare, attraverso i piedi, i quali inviano al cervello messaggi continui. Il piede è l’organo propriocettivo per eccellenza. La sua rappresentazione corticale nella parte sensitiva del cervello è più estesa di quella della mano stessa. Questo significa che per imparare a fare il suo mestiere, ovvero sorreggerci, il piede deve interagire con l’ambiente attraverso l’esperienza e la ricezione di stimoli sensoriali. Quando i bambini indossano le scarpe, gli stimoli sensoriali sono smorzati e i messaggi al cervello diminuiscono. 

Andare a piedi nudi nella prima infanzia è molto importante per i bambini per imparare a “navigare” nei loro corpi attraverso uno spazio e ad organizzare modelli di movimento appropriati per ogni situazione specifica. 

È interessante notare che ricerche recenti ci dicono che correre a piedi nudi ha anche dimostrato di migliorare schemi di pensiero più complessi, in particolare quelli correlati alla memoria (Alloway, RG., Packiam Alloway, T., Magyari, PM. & Floyd, S. 2016)

Infatti i ricercatori suggeriscono che la corsa a piedi nudi richiede probabilmente un uso più intensivo della memoria a causa delle esigenze tattili e propriocettive aggiuntive associate alla corsa a piedi nudi (schivare oggetti appuntiti e dover disporre di un posizionamento del piede più preciso ad esempio), che si affina appunto “ricordando” le ensazioni e impostando correttamente i piedi e il movimento corporeo in base alle superfici su cui si corre. Il cervello “ricorda” che correndo sui sassi si deve esercitare una certa pressione, diversa da quella con cui si corre sull’erba, sulla sabbia, su superfici lisce o scivolose.

Procuriamo quindi ai bambini sempre maggiori opportunità di camminare, correre, saltare, arrampicarsi e saltare a piedi nudi. Non solo al nido o alla scuola, ma anche all’aperto, nella natura!

PERCHE’ E’ IMPORTANTE CAMMINARE A PIEDI NUDI NELLA NATURA
1. Per liberarsi dalla costrizione delle scarpe, è una gioia per il bambino poter correre sull’erba, camminare su un sentiero acciottolato…ed eventualmente bagnarsi e sporcarsi i piedi.
2. Rappresenta quel “contatto primario” con la natura che non può essere possibile nelle strade asfaltate o se si vive nelle città.
3. Questa opportunità significa anche “attingere energia” dalla madre terra.
4. Inoltre, rappresenta un inconsapevole e benefico automassaggio che riattiva la circolazione e il flusso delle correnti di energia nell’intero organismo.

 

 

Consigli di lettura ai bambini del nido:

Piedino ha appena iniziato a camminare e, forte di questa sua incredibile conquista, intraprende un viaggio. Visita il giardino di casa, la spiaggia, il mare. Poi, spaventato da un insolente granchio, torna a casa dove c’è il suo papà piedone. Il testo essenziale e tenero di Elisa Mazzoli si coniuga alla perfezione con le illustrazioni di Marianna Balducci, che gioca con la fotografia del piede del bambino, aggiungendo elementi grafici tra realtà e fantasia. Un libro pensato per i più piccini, ma che piacerà anche alle mamme e, soprattutto, ai papà.

LO TROVATE qui: IL VIAGGIO DI PIEDINO

 


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Bambini e lavoretti domestici, tra sperimentazione e rielaborazione della realtà

Il gioco simbolico, per la cui analisi il riferimento è lo psicologo Jean Piaget, è una fase fondamentale della vita del bambino che, a partire dai 12/15 mesi d’età, costruisce attraverso il gioco il proprio sviluppo cognitivo, sociale, affettivo. Una tappa di definizione dell’individuo che si protrae fino ai 6/7 anni.

Si tratta di una forma di gioco che, attraverso la finzione, porta il bambino a sperimentare, mettere in atto, accrescere tutte quelle abilità che lo qualificheranno come persona.

Il gioco di ruolo si evolve con lo sviluppo del bambino. Imitare i genitori, ad esempio, è la prima e più semplice forma di gioco simbolico e si sviluppa tra i 2 e i 3 anni.
In questa fase, i bambini sono interessati a tutte le attività che svolgono mamma e papà per cui li vediamo entusiasti quando sono coinvolti nelle faccende di casa, nei piccoli lavori di manutenzione casalinga o nel giardinaggio, ad esempio.
Amano spazzare i pavimenti, contribuire a riempire la lavatrice, innaffiare le piante o tentare di avvitare un bullone.

Nel metodo Montessori viene stimolata l’autonomia dei bambini anche attraverso il coinvolgimento nei piccoli lavoretti in casa. Infatti la proposta al nido o alla scuola dell’infanzia di giochi simbolici attinenti le “faccende domestiche” è uno dei capisaldi del metodo Montessori.

Spesso pensiamo che i bambini siano troppo piccoli per svolgere alcune attività che riteniamo non adatte all’età, il metodo Montessori però ci offre delle indicazioni ben precise in merito, sfatando alcuni miti che ruotano attorno al mondo dell’infanzia.

Nel grafico qui sotto vengono evidenziati i lavori adatti all’età dei bimbi secondo la Montessori, e dimostra che i bambini sono in grado di fare molto di più di quanto pensiamo! Queste attività naturalmente vengono proposte come modalità di “gioco” in relazione alle specifiche attitudini di ciascun bambino, e al suo sviluppo in base all’ età, e constateremo che i bambini, anche quelli piccoli (dai 2 anni) sono naturalmente attratti dalle attività che hanno degli obiettivi finali chiaramente definiti, inoltre amano sentirsi utili, grandi e responsabilizzati!

Chiaramente i compiti diventano via via più complessi mano a mano che si cresce. A 7 anni ad esempio, è possibile chiedere il loro aiuto con i fratellini più piccoli, a scaricare la lavastoviglie e a lavare l’auto. Possono anche cimentarsi in cucina, chiaramente sotto stretta supervisione di un adulto. E sono perfettamente in grado di cambiare le lenzuola del loro letto.

Tabella delle faccende domestiche per i bambini a seconda dell’età, secondo il metodo Montessori

PER SAPERNE DI PIU’>>

dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet, il Percorso di Specializzazione LA TEORIA DEL METODO MONTESSORI 

Una “mud kitchen” in giardino

La continuità tra ambienti esterni ed interni sta diventando un’esigenza sempre più apprezzata nei servizi educativi, e una delle idee attualmente in auge è quella di attrezzare il giardino del nido e della scuola dell’infanzia con una “mud kitchen“, che letteralmente tradotta significa  “cucina di fango”. Lo spunto viene infatti dal mondo anglosassone: si tratta di una cucina per il gioco simbolico dove elementi naturali come sassi, pietre, sabbia, fango, acqua ed erba sono usati dai bambini per creare il loro gioco di finzione, per mescolare, riempire, travasare, mischiare, raccogliere, raggruppare e poi separare… e poi ricominciare.
Una semplice cucina di fango fornisce ai bambini le materie prime per creare tutto ciò che possono immaginare. La cucina di fango non necessita di materiali costosi. Una buona cucina di fango è formata da materiali di recupero, oggetti reali e conosciuti dai bambini perché appartenenti alla loro realtà. Al tempo stesso è destrutturata in modo che sia sollecitata la fantasia dei bambini. Non si tratta pertanto di un’attrezzatura appositamente costruita, ma di un luogo di sperimentazione, un luogo aperto e chiuso allo steso tempo, mobile, creato con materiali di riciclo, dove gli attori protagonisti sono i bambini, la terra, l’acqua e vere pentole e padelle.

La mud kitchen include quindi elementi del gioco simbolico: attrezzature e oggetti del quotidiano, ben noti ai bambini, come caraffe, ciotole, tazze, pentole riciclate… le cucine di fango non hanno bisogno di essere ricche, bensì di essere “usate” dai bambini. Mescolare la terra, l’acqua e tutta una serie di altri elementi naturali è fondamentale nella prima infanzia, e apre infinite possibilità di approfondimenti esperienziali, che si traducono in sviluppo e apprendimento per i bambini, dai 6 mesi in su. 

Come attrezzare le mud kitchen?

Tenendo presente che tutte le attrezzature devono essere poste ad altezza di bambino, possiamo fare largo uso di materiali di riciclo. Nota bene: il contributo dei bambini per la realizzazione delle cucine di fango è fondamentale!

Materiali di base:

Tavole di legno per creare i ripiani di lavoro, che devono essere abbastanza larghi e profondi e permettere a più bambini con diverso materiale di appoggiare tutto l’occorrente.

Mensole a parete ad altezza accessibile per i bambini, create con mensole d’acciaio di riciclo, tavole.

Cassette, pellet, scatoloni, vecchi contenitori per creare i “mobili” della cucina. Eventualmente anche cassettiere, armadietti di recupero.

Bacinelle capienti per creare i “lavelli” della cucina

Tavolino di riciclo o creato con materiali di scarto

Ceppi d’albero, tavole di legno su cassette, vecchi copertoni d’auto per creare le sedute

Articoli da cucina fango assortiti:

Teiere smaltate, tazze, secchi, ciotole, bacinelle, piattini pentole e padelle vere , cucchiai, mestoli, ceste e cestini…

Dove realizzare la mud kitchen? preferibilmente in prossimità delle aree adibite a sabbiera, oppure in corrispondenza di contenitori (vasi o vasche) dove i bambini possono reperire una grande quantità di sabbia e terra, anche di colori e texture diverse: sassolini, graniglia, terra bruna, terra rossa, sabbia bianca, sabbia scura, corteccia… In questo modo, avranno maggiore possibilità di scelta e sperimentazione.

L’altro elemento che dove essere a disposizione in quantità è ovviamente l’acqua: da travasare, per creare impasti, per pulire. La fonte d’acqua può essere vicina o lontana dalla mud kitchen: i bambini adorano riempire, svuotare, trasportare l’acqua con tutte le modalità possibili… alcuni anche con la bocca!

Nei pressi della mud kitchen, piantiamo essenze vegetali che i bambini possano cogliere e usare a piacimento, meglio se piante aromatiche conosciute in cucina: rosmarino, timo, salvia, basilico, che oltretutto sono aromatiche e quindi integrano la sensorialità delle sperimentazioni.


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La terapia del “Gioco della sabbia”

La terapia del “Gioco della sabbia”

Il “Gioco della Sabbia” è legato al nome della psicoanalista Dora Kalff, che lo derivò dalla tecnica del “Gioco del Mondo”, ideato a Londra dalla pediatra inglese Margaret Lowenfeld per permettere al bambino di dare espressione al proprio mondo.

Dora Kalff, che era allieva di Jung, prese dunque ispirazione dal “Gioco del Mondo” e lo integrò in una visione teorica junghiana, basata sul principio analitico della presenza nella profondità dell’inconscio di una tendenza della psiche a guarirsi, e trasformò il gioco in strumento terapeutico.
La Terapia del Gioco della Sabbia elaborata da Dora Kalff è quindi una terapia specifica che aiuta il bambino a riconnettersi o rinforzare il suo nucleo naturale di personalità, ad esprimere le sue esperienze emotive profonde.

Il gioco della sabbia è non verbale nel senso che si pone l’accento sulla possibilità di esprimere, sotto forma di immagini, materiale inconscio che non può essere ancora verbalizzato.

Contenuti interni sono portati all’esterno, diventano visibili, possono essere percepiti e può essere vissuta la qualità emotiva che li accompagna.

(Dora Kalff)

Perchè la sabbia?

Perchè la sabbia è un materiale disponibile e accogliente, ha una grande attrattiva innata sia sui bambini che sugli adulti e ciò la collega al suo valore archetipico di madre terra.

Come la madre terra, infatti, la sabbia ha una notevole capacità di risposta, i segni impressi sulla sabbia rimandano a delle risposte diverse, anche in base al suo essere asciutta o bagnata.

Materiale duttile e trasformista, la sabbia può accogliere anche segni violenti e distruttivi, senza tuttavia distruggersi o scomparire.

Tutto ciò che viene creato con la sabbia svanisce, cambia forma, è soggetto alle trasformazioni provocate dal vento, dall’acqua, dai passi che la percorrono. Per tali motivi è l’emblema degli effetti del tempo e delle influenze esterne, ma, nello stesso tempo, anche della resistenza e dell’adattabilità.

 

Dove si applica la Terapia del Gioco della Sabbia?

La Terapia del Gioco della Sabbia, è attivabile tramite un percorso che avviene alla presenza di un terapeuta specializzato e preparato alla comprensione delle dinamiche che emergono.

E’ indicata nelle manifestazioni di disagio emotivo del bambino che sono spia di una difficoltà a crescere, a rapportarsi con il mondo e con la propria identità ancora in formazione. Ad esempio, per disagi che si manifestano in comportamenti irrequieti ed aggressivi oppure di isolamento e ritiro, relazioni difficili con i coetanei, instabilità nel gioco oppure in un approccio non costante o problematico all’apprendimento; è particolarmente valida nelle situazioni in cui le origini dei disagi risalgono a fasi preverbali dello sviluppo, come nelle difficoltà del linguaggio, dell’alimentazione, del sonno, nella tendenza ad ammalarsi ripetutamente.

E’ una risorsa preziosa in tutte quelle situazioni che sono per il bambino difficilmente pensabili o non ancora esprimibili a livello verbale, quelle traumatiche, di sofferenza per i conflitti o la separazione fra i genitori, per il distacco dalle proprie origini come nelle adozioni.

 

Dove e come questo avviene?

Nello «spazio libero e protetto», come la stessa Kalff definisce la sabbiera in cui si svolge appunto il gioco della sabbia. La sabbiera è in questo gioco una cassetta a forma rettangolare, in cui il bambino può esprimere contenuti, attraverso la libera collocazione di oggetti e personaggi.

Dora Kalff aveva osservato a Londra presso la pediatra inglese Lowenfeld come il Gioco del Mondo veniva proposto mettendo a disposizione dei bambini tutta una serie di strumenti da scoprire e attraverso cui esprimersi (la palestra, la pittura, il giardino e quindi anche la sabbiera, dove il bambino poteva porre oggetti e pupazzi, fornendo al terapeuta quindi un’idea della sua personalità).

Partendo da questo, Dora Kalff rielabora un approccio personale per la Terapia del Gioco della Sabbia, in cui riconosce un processo analitico nella modalità di contatto con la sabbia e con la sabbiera, nella costruzione della scena, nell’uso e scelta degli oggetti e dei personaggi, nel trattamento che il bambino riserva alla sabbia. Quindi teorizza la sua applicazione terapeutica, e il Gioco della Sabbia (“Sand play”) diventa uno strumento importante per mettere in luce il prendere forma di esperienze emotive ed istintive, veicolate dalla corporeità. Il gesto, il movimento, la mimica, la postura del corpo, non essendo vincolati dall


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