da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Mag 31, 2021 | ARTICOLI
Nella seconda metà di giugno in molti nidi si programma la prima riunione (assemblea) con i genitori dei nuovi iscritti per l’anno successivo. Una buona organizzazione del nido prevede infatti che già durante il mese di maggio si siano acquisite le domande di iscrizione, al fine di poter disporre già nella seconda metà di giugno dei nomi dei bambini che frequenteranno dal successivo mese di settembre. In questo modo è possibile organizzare prima della pausa estiva la prima assemblea con i genitori dei nuovi iscritti, che appare particolarmente importante, poiché rappresenta un primo momento di contatto fra l’istituzione e la famiglia.
È sempre più evidente la necessità di costruire situazioni che consentano di mettere in dialogo differenti punti di vista e competenze sia tra genitori sia tra questi e il personale educativo.
Monica Guerra
Si tratta di un momento molto delicato, anche perché in esso gli attori (genitori, educatori, coordinatori) gettano le fondamenta della cultura partecipativa, che non è un elemento accessorio ma per l’appunto fondante nel progetto di un servizio educativo.
La prima assemblea serve anche, e non solo:
- a rassicurare i genitori
- a fornire loro le informazioni sulla vita, l’organizzazione ed il progetto educativo del nido.
È in questa occasione, infatti, che l’equipe educativa presenta se stessa, il nido, il progetto educativo, trasmettendo un’immagine di professionalità che contribuisce a rassicurare i genitori. È bene pertanto che in questa occasione tutti gli educatori abbiano un ruolo attivo, e che siano previsti anche momenti di intervento da parte dei genitori.
Modalità di organizzazione della prima assemblea
Da quanto sopra, emerge come sia fondamentale un’attenta coreografia organizzativa per questo primo incontro, in cui entra per la prima volta al nido un’utenza nuova. I servizi educativi al giorno d’oggi devono essere in grado di gestire anche una notevole complessità e varietà di utenti: dalle famiglie monoparentali, ai genitori stranieri, e quindi devono saper mettere in atto le modalità operative e relazionali più adeguate per accogliere, comprendere far dialogare tale complessità.
Nulla deve essere lasciato al caso, è questo infatti un segnale di professionalità. Questo fa sì che educatori ed insegnanti siano molto impegnati nella preparazione di questa prima riunione, e che la considerino un momento significativo delle “fatiche dell’educare”.
Per organizzare al meglio l’assemblea, è utile che gli educatori si mettano d’accordo per suddividersi preventivamente i compiti e che provvedano ad organizzare l’incontro in modo da mettere a loro agio i genitori.
Dal punto di vista organizzativo, suggeriamo di:
- sistemare una sala con sedie in cerchio (questa disposizione favorisce la comunicazione interpersonale) evitando lo schieramento di genitori da una parte ed educatori dall’altra;
- preparare una documentazione di momenti di vita al nido, collocata negli spazi in cui si terrà la riunione (video, pannelli documentati, fotografie, etc…)
- preparare una scaletta degli argomenti condivisa in gruppo, decidendo anche l’alternanza degli interventi.
- preparare il momento dell’accoglienza, eventualmente con una educatrice che accompagna i genitori man mano che arrivano in una sorta di visita guidata del nido;
- comunicare come ultimo punto dell’assemblea anche il calendario degli inserimenti e delle date per il primo colloquio dell’educatrice con la coppia dei genitori.
PER SAPERNE DI PIÙ: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso: ” LA GESTIONE DEI RAPPORTI CON LE FAMIGLIE“
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da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Apr 13, 2021 | ARTICOLI
La Pedagogia del rischio parte dal presupposto che il rischio sia una componente essenziale di un’infanzia equilibrata, e che possano instaurarsi alleanze significative tra rischio ed educazione. Il rischio viene visto quindi come un’opportunità per la crescita dei bambini, piuttosto che un limite, e diventa un elemento che può essere pianificato in un percorso educativo.
Perché sentiamo sempre più parlare di questo approccio pedagogico?
Perché i bambini contemporanei, soprattutto quelli che vivono nelle grandi città, sembrano avere poche opportunità di sperimentare, attraverso il rischio, i punti di forza e i limiti del proprio corpo. Una volta i bambini passavano molto tempo all’ aperto, giocavano nelle strade anche negli ambienti cittadini, e questo permetteva loro di confrontarsi con un ambiente non strutturato, non messo in sicurezza. Progressivamente, nell’ottica di una ricerca di maggiore protezione, i bambini sono scomparsi dalle strade, complice anche la trasformazione dell’ambiente urbano sempre più caotico e trafficato. Siamo arrivati al limite opposto: per una maggiore sicurezza, si tende a trattenere sempre più i bambini in ambienti chiusi ( le case, le scuole) dove spesso l’ansia dell’adulto limita le esperienze all’esterno, perché percepisce la “sicurezza” del bambino come minacciata dallo stare fuori.
Ecco allora che la Pedagogia del rischio torna ad affermare quanto invece sia importante per i bambini essere sottratti dall’abbraccio soffocante dell’ iperprotezione, e l’esposizione a rischi salutari, in che consente ai bambini di apprendere e testare i propri limiti e punti di forza.
La domanda centrale che la Pedagogia del rischio si pone è la seguente:
Come possiamo aiutare i bambini a crescere nella relazione con l’ambiente, in cui si intrecciano autonomia e dipendenza, libertà e limite e anche rischio e protezione?
Questo approccio non si propone certo di esporre i bambini a dei pericoli: il pericolo è qualcosa di oggettivo, viene dall’esterno, e dal pericolo ci si deve difendere, mentre il rischio può essere qualcosa di pianificato (si parla di “rischi calcolati“). Il rischio dipende dall’ imprevedibilità dell’esperienza e può essere affrontato in base al gusto della sfida, al desiderio di mettersi alla prova, all’affermazione del proprio protagonismo.
Ellen Sandseter, professoressa al Queen Maud University College di Trondheim, specializzata nell’educazione della prima infanzia, nella sua ricerca del 2011 intitolata “Prospettive evolutive del gioco rischioso nei bambini: effetti antifobici delle esperienze emozionanti” sostiene che:
I bambini hanno una vera necessità sensoriale di provare il pericolo e l’eccitazione; questo non significa che ciò che fanno debba essere davvero pericoloso, ma solo che debbano sentire che stanno correndo un rischio. La cosa li spaventa, ma poi superano la paura.
L’ importante quindi è sostenere la naturale tendenza dei bambini nel sondare i propri limiti e quelli imposti dall’ ambiente circostante, per superarli gradualmente. In questo modo, secondo la ricercatrice, i bambini riusciranno in modo autonomo a superare le paure, ad acquisire fiducia nelle proprie capacità, rafforzando l’autostima e la fiducia nella vita.
Da quando possiamo cominciare a orientare i programmi didattici verso questo percorso educativo al rischio? Già a partire dai primi anni di vita dei bambini, e quindi dai servizi educativi 03, per poi ampliare il progetto nelle scuole dell’infanzia. L’ approccio pedagogico al rischio potrebbe diventare quindi, a pieno titolo, un elemento che può essere pianificato e inserito in un percorso educativo, rappresentando per i bambini una reale opportunità per sperimentare in chiave autentica le proprie esperienze di crescita, e per gli adulti un’occasione per promuovere contesti in cui rinsaldare l’autostima dei bambini e sostenere le loro autonomie.
Si, ma come?
Ellen Sandseter propone alcuni ambiti in cui sperimentare la pedagogia del rischio:
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- esplorare per conto proprio: lasciare liberi i bambini di scegliere, decidere dove e come indirizzare le loro esplorazioni, all’ interno come all’esterno, compresa l’esplorazione delle altezze;
- permettere ai bambini di maneggiare e padroneggiare gradualmente attrezzi rischiosi come forbici o coltelli, martelli pesanti, cacciaviti;
- giocare vicino a distese d’acqua o al fuoco, prendendo consapevolezza del rischio che gli elementi naturali comportano;
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- giocare a giochi “aggressivi” naturali per i bambini
- giocare a giochi rischiosi, come oscillare, arrampicarsi, rotolare, sospendersi, scivolare, essenziali per le loro capacità motorie, l’equilibrio, la coordinazione e la consapevolezza del corpo.
- sperimentare la velocità.
Qual è il ruolo degli educatori?
Il compito degli adulti (educatori, genitori, insegnanti) è quello di gestire il rischio, ovvero di progettare rischi in chiave educativa, limitandosi ad osservare i bambini mentre esplorano.
Predisporre e modificare l’ambiente il più possibile per soddisfare le esigenze di ogni bambino.
Incoraggiare e sostenere rispettando i tempi dei bambini: alcuni bambini potrebbero aver bisogno di più tempo per sentirsi sicuri.
PER SAPERNE DI PIU’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet per la formazione delle educatrici di asilo nido e degli insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “APPROCCIO ALLA PEDAGOGIA DEL RISCHIO“
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da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Apr 13, 2021 | ARTICOLI
Secondo recenti studi di psicologia infantile, i bambini nascono con un loro carattere genetico definito temperamento, che è dato dall’ insieme dei tratti del carattere che sono innati in ognuno di noi. E’ la base sulla quale si viene a formare la nostra personalità di individui, che dopo la nascita viene modellata e sviluppata dalle esperienze che facciamo nella vita.
Le neuroscienze, che studiano la biologia dei processi mentali umani, hanno confermato che la maggior parte dello sviluppo cerebrale che determina il temperamento dei bambini ha luogo durante le prime diciotto settimane di gestazione.
È estremamente affascinante seguire l’evoluzione dei circuiti cerebrali dei bambini ancora nella pancia della mamma, e le neuroscienze oggi ci permettono di capire quali sono i principali fattori che possono influire sulla formazione del temperamento dell’individuo.
Il bambino nella pancia della mamma è letteralmente bombardato da stimolazioni sensoriali e dall’azione di ormoni: ossitocina, serotonina, cortisolo, e altri ormoni vengono prodotti dal corpo della madre durante la gestazione, legati a stati di benessere, serenità oppure ansia e stress, ed influiscono in modo determinante nello sviluppo delle connessioni cerebrali del bambino.
Alcuni ormoni, nello specifico, contribuiscono a determinare anche i circuiti cerebrali specifici di maschi e femmine. Fino all’ottava settimana, il cervello dei bambini é, per così dire, “neutro” dal punto di vista della differenziazione maschile/femminile. Dall’ottava settimana di gestazione in poi, un massiccio afflusso di testosterone trasforma il cervello in “maschile”, e un afflusso di estrogeni in “femminile”.
Negli ultimi anni un numero crescente di studi ha messo in luce un’associazione tra sintomi di stress, ansia e depressione in gravidanza e alterazioni a livello fisiologico e comportamentale nei bambini sin dalla prima infanzia (una maggior tendenza al pianto, maggiore inconsolabilità, disturbi del sonno e dell’alimentazione, temperamento difficile, ecc.)
Irina e Miriam sono due sorelline nate a 18 mesi di differenza l’una dall’altra. “Quando sono arrivate al nido sembravano quasi due gemelle, tanto si assomigliavano fisicamente” racconta la coordinatrice. Eppure, mentre Irina è una bambina entusiasta ed adattabile, socievole e sempre sorridente, Miriam dimostra fin da subito un carattere più turbolento e scostante, incline alla rabbia e alla scontrosità. Stessa madre, stessa famiglia, stesso ambiente affettivo ed educativo. “Non riuscivamo a spiegarci questa differenza, fino a quando la madre durante un colloquio ci ha raccontato che l’anno precedente, mentre era incinta di Miriam, si erano trasferiti per lavoro dal loro paese di origine. Lo stress del trasloco e dell’adattamento ai nuovi ritmi ed abitudini di vita evidentemente ha avuto un notevole effetto anche sul temperamento della bimba ancora in grembo”.
Rudolf Steiner sosteneva che esistono quattro temperamenti, da collegare ai quattro ”lati” dell’uomo. Ognuno di noi nasce sotto l’influsso incrociato di queste forze, creando il nostro temperamento dominante.
In breve, chi possiede un “io” forte, avrà un temperamento collerico, chi ha un “corpo astrale” forte, sarà un sanguigno, chi è spinto dal “corpo eterico” tenderà ad essere flemmatico, ed infine chi è dotato di un forte “corpo fisico” si dice malinconico.
Alexander Thomas e Stella Chess hanno definito recentemente tre tipologie di temperamento:
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- temperamento facile: è tipico di quei bambini che hanno dei ritmi regolari e reagiscono positivamente agli stimoli nuovi.
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- temperamento lento: i bambini lenti mostrano una certa regolarità, ma si adattano lentamente ai cambiamenti. Sono coloro che risentono maggiormente degli aiuti dall’esterno.
- temperamento difficile: bambini dai ritmi irregolari che resistono ai cambiamenti e hanno un’inclinazione alle emozioni negative.
Le connessioni neurali influiscono anche sulle modalità di percezione.
Le neuroscienze evidenziano come le connessioni neuronali che si formano ancora in pancia della mamma siano responsabili non solo del temperamento o della differenziazione caratteriale sessuale, ma anche del modo in cui vengono percepite le immagini, gli odori, i sapori; dagli organi sensoriali i nervi corrono direttamente al cervello, che ne interpreta tutti i segnali.
Neuroscienze ed educazione
Nonostante i fattori genetici e costituzionali svolgano un ruolo importante nello sviluppo della mente umana, gli scienziati concordano nell’affermare che “i rapporti umani e i fattori culturali e sociali implicati nella formazione, attraverso la neuroplasticità, possono plasmare lo sviluppo del cervello e della mente e promuovere una buona qualità del funzionamento cognitivo, sociale, emotivo.” (Chiara D’Alessio)
Il cervello, come la vita, non è una “cosa statica”, ma un divenire, in un continuo processo di auto creazione. Alla nascita il cervello dei bambini è dotato di un’impressionante plasticità ed è in grado di modellarsi e rimodellarsi continuamente in seguito alle esperienze, e l’apprendimento dunque “scolpisce” il cervello, creando sempre nuovi, intricati disegni nelle connessioni neurali.
Natura ed educazione: secondo le scoperte delle neuroscienze, lo sviluppo infantile è inestricabilmente condizionato da entrambe. La natura da una parte ha un ruolo preponderante nel determinare il temperamento, ma le esperienze e l’interazione con altri possono modificare le connessioni neuronali e cerebrali.
Quindi è vero che il principio regolatore fondamentale del cervello è fondato sull’interazione di geni e ormoni, che determinano il temperamento, ma non si possono ignorare i cambiamenti apportati dall’interazione con altre persone e con l’ambiente in generale. Il tono di voce, il contatto fisico, le parole dell’adulto (genitore o educatore) contribuiscono a sviluppare in una particolare maniera il cervello dei bambini e a influenzarne la visione soggettiva della realtà. L. Brizendine
PER SAPERNE DI PIÙ: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia il corso “NEUROSCIENZE ED EDUCAZIONE TEMPESTIVA”
da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Apr 13, 2021 | ARTICOLI
di dott.ssa Giovanna Parimbelli
Cosa significa meditare
Erroneamente a quanto comunemente si pensa, la meditazione non è solo una tecnica di rilassamento in anni che scorrono velocemente , ma è qualcosa di molto più profondo. Per quanto riguarda la pratica buddhista deriva dal termine “shine” che significa attenzione focalizzata, divenire cioè consapevoli del proprio pensiero, del proprio stare e ancor più del proprio essere.
Meditazione al Nido “Rilassiamoci Giocando”
L’idea di proporre un percorso di rilassamento guidato ed un lieve approccio alla Mindfulness nasce dall’esigenza di trovare una “pausa” e un momento per dedicarsi al presente in questa società sempre più frenetica. Lavorando con la fascia d’età 0-3 anni è sempre più evidente la tendenza, dei genitori, di scandire momento per momento le giornate dei figli, riempiendo così la quotidianità di attività e di “cose da fare”. Partendo da tale riflessione si è pensato di introdurre nell’offerta didattica di un nido la pratica quotidiana di tecniche di rilassamento adatte alla fascia d’età interessata (0-3anni) credendo fortemente dei benefici che essa possa generare.
La pratica di rilassamento può essere utile in generale per scaricare lo stress e le tensioni emotive fino ad alleviare o a determinare una graduale scomparsa di alcuni problemi che si manifestano con i sintomi somatici o comportamentali. Ma soprattutto portare ad un aumento della consapevolezza del corpo e delle emozioni, riduzione dello stato di agitazione, aumento della capacità di concentrazione ed attenzione.
Dalla pratica di rilassamento ci si aspetta che il livello di agitazione si abbassi e quindi il tempo dedicato al pranzo sia affrontato con maggiore serenità.
La pratica di rilassamento si svolgerà quotidianamente per la durata di 15 minuti prima del pranzo (tempo prolungato in cui i bambini restano seduti al tavolo) e successiva alle attività svolte in mattinata.
La costanza e la ripetibilità della pratica sono due fattori fondamentali per l’osservazione di un cambiamento nel comportamento dei bambini e il raggiungimento degli obbiettivi prefissati.
L’ambiente adibito per il rilassamento dovrà essere confortevole con materassini e cuscini, sarà messa una musica dolce di sottofondo e i bimbi saranno invitati dalla conduttrice a sdraiarsi. Attraverso il racconto di fiabe particolari e la narrazione di stati fisici. Il progetto è durato da Ottobre a Maggio lungo l’intero anno formativo 2015-2016, al termine del quale, è stata organizzata una riunione d’equipe per discutere della valenza del progetto e dei cambiamenti eventualmente rilevati.
La pratica di meditazione in ambito scolastico può insegnare ad avvicinarsi all’esperienza con una mente aperta e non condizionata, una mente che non si aspetta nulla se non di osservare e accogliere ciò che arriva attraverso i sensi e quindi riconoscere che ci possono essere diverse situazioni che richiedono risposte variegate.
Tale pratica sviluppa la capacità di porsi rispetto alla conoscenza in modo possibilista, aperto a notare le differenze e le novità, comporta la coltivazione di uno stato di coscienza caratterizzato da apertura alla novità, attenzione alla distinzione, sensibilità ai vari contesti, consapevolezza della molteplicità di prospettive, e di ri-orientamento nel presente.
Lavorando con bambini della prima infanzia è facile trovare questo sguardo possibilista e aperto alle novità, quindi la meditazione può aiutare il bambino a mantenere nella crescita quella apertura genuina verso il mondo che lo caratterizza.
da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Apr 13, 2021 | ARTICOLI
Secondo la pedagogia montessoriana, sono tantissime le attività che si possono svolgere in cucina coinvolgendo e stimolando bambini di tutte le età.
I più piccoli potranno imparare ad usare i cinque sensi scoprendo il cibo attraverso l’olfatto, annusando odori diversi; il tatto, manipolando e sentendo le consistenze; la vista, osservando e imparando i colori degli alimenti; l’udito, ascoltando il rumore dei liquidi che scorrono o delle bucce che si rompono; e naturalmente il gusto.
Sbriciolare i biscotti secchi, ad esempio, è un’attività che i bambini, anche i più piccoli, amano: i biscotti in genere sono friabili e si frantumano facilmente con le mani; per i più piccoli possono essere intinti nel latte per renderli più malleabili.
Le manine che afferrano, stringono e pinzano i pezzetti di biscotto, li premono, li frantumando, ne saggiano la consistenza, li mescolano… e li assaggiano.
Si tratta di un’attività di manipolazione che scarica l’aggressività, stimola la concentrazione, la coordinazione e come lo sviluppo della motricità fine.
Dietro una semplice e divertente ricetta, si nascondo tanti piccoli esercizi fondamentali per potenziare le abilità manuali, che sono strettamente connesse al disegno e alla futura scrittura.
Quasi certamente in questo periodo sarà rimasta una certa quantità di cioccolato dalle uova di Pasqua, e perché allora dopo aver sbriciolato i biscotti, non prepariamo con i bambini un buonissimo salame di cioccolata?
Ingredienti per ogni gruppo di 5 bambini (ricetta senza uova crude!)
Preparazione
- Fate sbriciolare grossolanamente i biscotti con le mani in una grande ciotola; aggiungere lo zucchero.
- Fate fondere il cioccolato fondente nel microonde per 3 minuti a 650 watt , mescolando dopo ogni minuto.
- Fate aggiungere ai bambini il cioccolato fuso e raffreddato (ma ancora tiepido) all’impasto di biscotti sbriciolati.
- Aggiungiamo anche il busso fuso e raffreddato.
- Lasciamo che i bambini amalgamino bene il tutto con le manine (questa è la parte più divertente e… sporchevole!)
- Insieme ai bambini modelliamo il composto su carta forno in modo da creare una forma approssimativa di salame.
- Arrotoliamo il salame nella carta forno e mettiamolo in frigo per 2 o 3 ore.
Una volta pronto, svolgere la carta, affettare il salame di cioccolato e servirlo ai bambini, ma anche agli adulti ovviamente!
PER SAPERNE DI PIU’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “ATELIER IN CUCINA: EDUCARE AL CIBO GIOCANDO“
da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Apr 13, 2021 | ARTICOLI
I giochi di costruttività offrono infinite opportunità per migliorare le abilità logico-matematiche attraverso l’esplorazione immaginativa.
I bambini sono nomadi dell’immaginario, grandi manipolatori dello spazio: amano costruire, spostare, inventare situazioni. Il gioco diventa il contesto privilegiato della ricerca del bambino, della sua sperimentazione, luogo e spazio in cui acquisire concetti e costruire conoscenze. (Anna Arcari)
La costruzione di un bambino non è mai solo una costruzione!
I bambini tendono al bello per natura. Perché i bambini compiono attività sul mondo che rispondono alle leggi di base della matematica. E la bellezza, l’armonia sono l’espressione estetica della matematica.
L’adulto ha spesso la possibilità di sostenere questa tendenza affinché il bambino possa compiere una riflessione cognitiva su questo e creare un apprendimento.
Pensiamo allora a come attrezzare un atelier della costruttività al nido o alla scuola dell’infanzia con una variegata selezione di materiali costruttivi suddivisi per tipo, come ad esempio:
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- materiali per costruire rampe, ad es. diverse lunghezze di assi di parquet, di laminato per pavimenti …
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- pezzi di cartone, scatoloni, tubi di cartone di varie lunghezze
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- tubi di plastica di diverse lunghezze / larghezze
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- tubi e connettori idraulici in plastica (curve a U e giunzioni)
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- bobine per elettricisti di diverse dimensioni (ne abbiamo parlato in quest’altro articolo >>>)
- scatole di dimensioni e pesi diversi, scatole di imballaggio
Questo materiale è capace di suscitare interrogativi, ipotesi e permette al bambino di ricercare attraverso il linguaggio costruttivo.
Per esempio, se offriamo ai bambini una selezione di scatole e scatoloni da esplorare, ecco che i bambini inventeranno barche, treni, torri e tane. Osserviamo i bambini impilarli, allinearli, sollevarli, riempirli e svuotarli, bilanciarli e riporli con cura pronti per il gioco del giorno successivo. Il gioco con il materiale costruttivo favorisce l’esplorazione di forme piane e solide, oltre che familiarizzare con lo spazio e le sue tre dimensioni: altezza, lunghezza e profondità. I bambini già dall’età del nido si confrontano durante i loro “trafficamenti” con concetti di ordine fisico come equilibrio e bilanciamento o peso; e soprattutto il linguaggio costruttivo è anche rappresentazione di concetti matematici quali insiemi, corrispondenze, accumulo, dentro-fuori, aggiungere-togliere, classificazioni, ritmi, simmetrie.
Man mano che i bambini acquisiscono familiarità con i primi materiali costruttivi che abbiamo predisposto nell’atelier, dovrebbero essere offerte ulteriori risorse. Gli oggetti che possono essere reperiti nella vita reale, in particolare nell’ambito dell’edilizia e delle costruzioni fai-da-te, per i bambini sono davvero interessanti da esplorare, specialmente quando hanno visto un “adulto” usarli per davvero.
Creare un ambiente favorevole
Se il materiale costruttivo è disposto in maniera ordinata e a disposizione dai bambini in specifici atelier, in questi contesti si va a piccolo gruppo per concedere ai bambini il proprio spazio, favorire la ricerca della propria dimensione, farli riappropriare di ritmi lenti e rilassati. Una volta che l’area è attrezzata, i bambini potranno esplorarne le possibilità in modo autonomo e non avranno bisogno di molti interventi da parte degli adulti. Gli educatori dovrebbero aspettare di essere invitati nel gioco da parte dei bambini, piuttosto che tentare di guidare l’attività. Si osserveranno molte situazioni di problem-solving, che daranno l’opportunità di una narrazione di che sta accadendo.
Un esempio per trovare stimoli matematici nel gioco costruttivo (per la scuola dell’infanzia):
I bambini, avendo a disposizione una certa quantità di scatole piccole e grandi, decidono ad esempio di costruire un autobus… Quali esperienze matematiche possono derivare da questo gioco di costruzione?
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- Contiamo quanti posti ci sono sull’autobus (contiamo i posti partendo dalla parte posteriore del bus e poi dalla parte anteriore del bus per mostrare ai bambini che il risultato è lo stesso)
- Confrontiamo: le scatole che rappresentano i sedili potrebbero essere collocate in gruppi uguali e disuguali: due su un lato del bus e tre sull’altro, uno davanti per il conducente, e così via;
- Consolidiamo la conoscenza dei numeri chiedendo “Qual è il numero del bus? Il numero lo mettiamo in modo che tutti possano vederlo? Quante persone possono sedersi sul bus?”
- Esploriamo i primi concetti di operazioni aritmetiche! Ad esempio, man mano che altri bambini si uniscono al gioco del “viaggio in autobus”, contiamo i posti assieme i bambini, e chiediamo” Quanti bambini stanno aspettando alla fermata? Di quanti altri posti abbiamo bisogno?”. Incoraggiamo i bambini a cercare di risolvere il problema dei posti mancanti, ad esempio suggerendo: “Prendiamo più scatole … Quante ne abbiamo ora? Ne abbiamo abbastanza?”
- Lavoriamo sulle corrispondenze, fornendo materiali per creare i biglietti per l’autobus. I bambini potranno sperimentare quindi la corrispondenza “uno a uno”, un biglietto per ogni bambino. Inoltre, segnando i numeri sui biglietti e sui sedili di cartone, possiamo incoraggiare i bambini a trovare i numeri corrispondenti o a leggere i numeri chiedendo loro “Quale numero di posto devi cercare? “
[fonte delle foto: Istagram]
PER SAPERNE DI PIU’: dal catalogo dei corsi di Zeroseiplanet per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “L’ATELIER DELLA COSTRUTTIVITA’: I MATERIALI CHE RACCONTANO”
da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Mar 31, 2021 | ARTICOLI
In molte situazioni della vita quotidiana saper attendere il proprio turno, aspettare, sono regole importanti di convivenza: al parco giochi, i bambini devono aspettare il loro turno per salire sull’altalena, al nido si dovrebbe attendere che i giochi in mano ad altri bambini siano disponibili, al supermercato ci si mette in fila per pagare alla cassa. Aspettare vuol dire “dare e prendersi tempo”: ad esempio dare il tempo a un altro bambino di finire il gioco che si vorrebbe prendere per sè, oppure prendersi il tempo per aspettare un evento desiderato. Ma la capacità di aspettare frenando l’impazienza di volere tutto e subito, di arrivare primi e bruciare le tappe, può essere insegnata o meglio allenata nei bambini?
Guardiamo per esempio cosa diceva Maria Montessori rispetto all’attesa e alla qualità ad essa associata: la pazienza!
In ogni classe di molti bambini ci sarà un solo esemplare di ogni oggetto: se un bambino desidera qualcosa che già è in uso ad un altro, non potrà averlo e, se è normalizzato, aspetterà finchè l’altro avrà finito il suo lavoro. Così si sviluppano certe qualità sociali che sono di grande importanza: il bambino sa che deve rispettare gli oggetti che sono adoperati da un altro non perchè così gli è stato detto, ma perchè questa è una realtà davanti alla quale si è trovato nella sue esperienza sociale. Vi sono tanti bambini e un solo oggetto: l’unica cosa da fare è aspettare.
Una tappa importante nella maturazione dei bambini è anche quella di accettare e sopportare la frustrazione che deriva dal non avere tutto e subito quello che si desidera, esercitando la pazienza.
A tale proposito, è necessario capire la differenza fra bisogni e desideri. I bisogni dei bambini sono una necessità dell’organismo, nascono dal corpo, e una volta appagati si “spengono”. Sono bisogni, ad esempio, la fame, il sonno, la pipì… Per i bisogni, esercitare l’attesa è piuttosto difficile nei bambini, in quanto per l’appunto si tratta di esigenze fisiologiche che sono legate alla conservazione e che quindi vanno soddisfatte.
Invece i desideri nascono dalla mente, sono proiezioni del pensiero in relazione all’ambiente, e solitamente una volta raggiunto l’oggetto o lo scopo del desiderio, subito se ne genera un altro. I bambini desiderano un giocattolo, andare al parco con i genitori, desiderano un cagnolino o la macchinina che ha preso un altro bambino al nido. I bambini vanno quindi aiutati, con tempo e gradualità, a distinguere fra bisogni e desideri, e a sopportare la frustrazione che deriva dall’ attesa del soddisfacimento.
La capacità di attendere porta i bambini a capire che è giusto soddisfare i bisogni, ma non sempre è possibile soddisfare i desideri. Ma come è possibile allenare la capacità di attendere nei bambini?
Con molta gradualità, possiamo portare i bambini a tollerare alcune frustrazioni che derivano dall’aspettare qualcosa di desiderato. Se i bambini fin da piccoli imparano a sopportare gradualmente leggere frustrazioni, scoprono che possono sopravvivere ad esse, e non solo, scoprono che desiderare è bello perchè significa attendere qualcosa di magico: la parola “desiderio” porta già nella sua etimologia la dimensione della veglia e dell’attesa, dell’orizzonte aperto e stellare (de-sidera significa letteralmente: dalle stelle), quindi desiderare significa avvertire in modo positivo una mancanza, che sospinge la ricerca. Il desiderio è un motore che spinge alla ricerca di strategie per guadagnare ciò che desideriamo. E’ quindi importante coltivare i desideri nei bambini, perchè i desideri si nutrono di sogni e fantasia. Ma al tempo stesso, è altrettanto importante allenare i bambini all’attesa, all’impegno per guadagnare ciò che desiderano, al tempo da aspettare perchè i sogni si avverino. Questo è il magico potere dell’attesa!
Al contrario, se interveniamo a soddisfare subito ogni desiderio dei bambini, a volte addirittura anticipando i loro pensieri!, otteniamo come risultato che i bambini si accorgeranno di aver trovato un modo efficace per ottenere immediatamente quello che vogliono (con il pianto, con il capriccio), e dall’altro toglieremo loro il magico potere dell’attesa, occasione preziosa per misurarsi con le proprie capacità di impegno per conquistare qualcosa da soli.
Per saperne di più: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “CHE FATICA ASPETTARE! I BAMBINI E L’ATTESA“
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da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Mar 31, 2021 | ARTICOLI
La luce è conosciuta per essere uno degli elementi più intriganti di esplorazione e scoperta con i bambini piccoli; un modo per attingere emozioni, bellezza, vivida immaginazione e apprendimento concreto. Le fonti di luce possono evocare sentimenti e assistere il nostro lavoro, vivere e giocare.
Le esperienze che coinvolgono luci e ombre consentono ai bambini di apprezzare lo stupore e la meraviglia del mondo che li circonda e forniscono un ambiente ricco di possibilità per sviluppare la loro naturale curiosità.
L’uso degli effetti di luce e ombra, sia all’interno che all’esterno, incoraggia i bambini a essere consapevoli del proprio sviluppo fisico, dei propri movimenti e dell’uso dello spazio e della loro capacità di risolvere i problemi.
Le ombre sono una risorsa meravigliosa per incoraggiare il pensiero critico e per creare connessioni nell’apprendimento.
I bambini iniziano a rendersi conto che la luce può cambiare, creare ombre, riflettersi, e avere fonti dirette come il sole o la luce di un proiettore: momenti semplici che esplorano la luce possono trasformarsi in esplorazioni scientifiche, matematiche, artistiche e linguistiche.
Possiamo arricchire l’esplorazione con l’aggiunta di specchi, di contenitori come bottiglie piene di acqua colorata attraverso cui guardare, materiali che brillano e riflettono la luce, come vetro, carta lucida e metalli, barattoli trasparenti con vari materiali, come gusci, oggetti naturali, acqua colorata e paillettes.
E ancora: materiali trasparenti come tessuti, carte, contenitori trasparenti con cui giocare posizionando un proiettore per diapositive o lavagna luminosa per proiettare la luce sul muro.
Anche la luce naturale offre moltissime esperienze: le finestre offrono panorami e scorci interessanti del mondo esterno, e la luce solare che filtra dai vetri può essere usata come sorgente luminosa per proiettare ombre o colori attraverso prismi colorati.
PER SAPERNE DI PIU’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, i corsi:
“GIOCHI MAGICI DI LUCE: ATTIVITA’ CON IL PIANO LUMINOSO”
“GIOCHI DI LUCE: laboratorio interattivo
da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Mar 31, 2021 | ARTICOLI
Spesso riceviamo richieste di informazioni in merito alle attività che educatori e insegnanti possono promuovere online su Internet e sui social per intrattenere i bimbi mentre sono a casa. La questione interessa tutto quanto riguarda la materia del Copyright.
Buona sera, sono una educatrice di asilo nido e in questi giorni data la chiusura insieme alle mie colleghe ci stiamo adoperando per registrare video con letture di libri da pubblicare sulla nostra pagina Facebook.
Vedo che in pochi giorni in tantissimi gruppi girano video di questo genere, mi hanno però sollevato un dubbio: ovvero la questione del copyright per la lettura di libri on-line consigliandomi di non procedere, voi Potete aiutarmi in merito?
La lettura in pubblico di un testo su cui ci sia copyright (ad esempio, un libro di favole o anche un libretto per bambini) è soggetta al regolamento dei diritti di autore, il cui garante è la Siae.
La normativa di riferimento è la Legge n. 633 del 22/4/1941, che protegge le opere sia nella nostra lingua sia in altre lingue straniere.
E’ necessario fare alcune precisazioni:
- La legislazione in materia è piuttosto datata, e ci sono stati vari aggiornamenti ma è ancora incompleta. In particolare, la gran parte delle leggi che riguardano il copyright non è aggiornata alla novità e al grande impatto del mondo digitale, ma fanno riferimento ai media tradizionali (foto, giornali, libri, etc).
- In mancanza di indicazioni specifiche per i contenuti digitali e per il mondo del web, bisognerà adottare le regole generiche per il diritto d’autore.
- Quanto viene pubblicato sul web e soprattutto sui social, per quanto la sua diffusione sia limitata a un gruppo ristretto di utenti (ad esempio, ai genitori dei bimbi), in un modo o nell’altro finisce per essere condiviso, quindi non pensiamo che la privacy sia rispettata a prescindere.
- Quanto viene messo online, se condiviso, finisce in una rete globale da cui chiunque può “pescare”, ed utilizzare: basta la dicitura dell’origine (ad esempio: video proveniente da facebook, o da instagram), e se diffuso con gli stessi canali non necessita neppure di specificazione di provenienza. Diversamente, quanto condiviso o citato da siti specifici richiede sempre la dicitura della provenienza.
- Se non ci sono indicazioni sul copyright, allora tutto il contenuto è protetto: per la legge italiana (e per quella di molti altri Stati) in mancanza di altre indicazioni l’autore di un’opera ne è proprietario, e la Siae ne tutela i diritti. Questo anche se l’autore è deceduto, almeno per 70 anni, e sempre che nel frattempo i diritti d’autore non siano tutelati in modo permanente.
- Ci sono alcune opere che sono patrimonio dell’umanità che possono essere lette liberamente in pubblico: un esempio è il celeberrimo “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupery, la sua opera immortale è diventata di dominio pubblico, collocandosi alla fine di una lunga lista di titoli non più vincolati al diritto d’autore (però attenzione! le illustrazioni sono ancora vincolate dal diritto d’autore in quanto sono le originali). Quindi è consentita la lettura in pubblico ma non fare vedere le illustrazioni.
- La lettura in pubblico dei libri sui social deve comunque rispettare le leggi sulla privacy, ovvero essere autorizzata dai diretti interessati: prima di condividere, assicurarsi che il lettore/lettrice, se non siete voi, abbia autorizzato la divulgazione. Se si tratta di bambini, che non devono assolutamente essere ripresi in viso, è necessaria l’autorizzazione esplicita dei genitori (se non siete voi).
- La lettura dei libri ad alta voce nelle scuole, negli asili nido, nelle librerie e biblioteche e in altre strutture ludiche e ricreative è sempre ammessa in presenza (ma se ripresa e messa online, oppure anche in diretta Fb ad esempio, ricade nei casi precedenti).
Questo articolo non è esaustivo della complessa normativa in merito, e non ha pretesa di avere valore di guida legale, ma semplicemente vuole porre all’attenzione l’esistenza di normative in merito.
da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Mar 31, 2021 | ARTICOLI
Conosciamo bene i 5 sensi di cui sentiamo parlare più spesso: vista, suono, odore, gusto e tatto. Sullo sviluppo di questi 5 sensi ben noti, sono basati molti progetti educativi al nido e alla scuola dell’infanzia. Ma oltre questi 5 sensi, ce ne sono in realtà altri due, di cui sentiamo parlare raramente, ma che sono altrettanto importanti per i bambini!
Si tratta del SENSO DELL’EQUILIBRIO, legato al sistema vestibolare, e della PROPRIOCEZIONE, ovvero il senso intuitivo di spazio e posizione, legato alla percezione del corpo nello spazio.
Perchè questi due sensi sono importanti? Perchè il senso dell’equilibrio e il senso propriocettivo rendono possibile, senza nemmeno che ce ne rendiamo conto, tutto ciò che facciamo con il nostro corpo: camminare, saltare, stare in equilibrio, e anche stare fermi, dormire.
Ma mentre gli adulti con la loro esperienza ormai hanno acquisito consapevolezza di questi sensi, invece per i bambini il loro uso non è automatico nè scontato. Come succede con gli altri cinque sensi, i bambini imparano a gestire equilibrio e propriocezione attraverso una serie di tentativi, ed anche di errori, nel gioco e nei loro movimenti quotidiani. E poiché i sensi vestibolari e propriocettivi guidano e governano il modo in cui usiamo il corpo, contribuiscono ad ogni importante traguardo di crescita dei bambini.
Vediamo quindi nel dettaglio cosa sono questi due sensi poco noti:
SENSO # 6 : L’ EQUILIBRIO
Il sistema vestibolare è un vero e proprio organo situato nell’orecchio interno, ed è responsabile del senso dell’equilibrio, della capacità di mantenersi in posizione eretta e in movimento senza cadere. Funziona fin da neonati, per farci organizzare nel pensiero sia lo spazio corporeo che quello extra-corporeo. In seguito, il sistema vestibolare stabilizza il capo, controlla la postura e coordina i movimenti. Cioè, il sistema vestibolare è strettamente collegato al sé in azione nel mondo.
Per capire l’importanza di questo apparato, pensiamo che secondo alcune ricerche (Frank e Harold Levinson, 1992), alla base di gran parte dei disturbi dell’apprendimento (DSA) c’è un mal funzionamento del sistema vestibolare! E in effetti, senza equilibrio non saremmo in grado di fare quasi nulla: stare seduti, (l’equilibrio è necessario per tenere la posizione verticale), camminare, stare in piedi… tutte azioni che noi adulti compiamo ogni giorno automaticamente, senza pensarci.
Al contrario, i bambini sono molto concentrati sul loro equilibrio. Quando notiamo un bambino che si gira e rigira sulla sedia, molto spesso dipende dal sistema vestibolare che sta lavorando per aiutare il bambino a trovare una posizione in equilibrio.
Che cosa succede nell’apparato vestibolare dei bambini? Ogni volta che compiono un movimento (alzarsi, sedersi, rotolare, correre lentamente o velocemente) il loro apparato vestibolare reagisce e registra quei movimenti, trasmettendo al loro cervello informazioni importanti sull’orientamento del corpo in ogni dato momento. Nel corso del tempo ed esercitandosi in molti diversi tipi di movimento, il cervello dei bambini inizia a determinare ciò che è e non è “in equilibrio” per loro. Tante più esperienze motorie possono fare, e tanto più possono anticipare i risultati di questo processo.
SENSO # 7 – PROPRIOCEZIONE (SPAZIO E POSIZIONE)
I sensori priocettivi, che risiedono nei muscoli, nei tendini e nei legamenti, hanno un compito importantissimo: quello di mettere in relazione il corpo con il cervello, in modo che lavorino insieme per navigare nello spazio e capire la relazione spaziale tra corpo e oggetti che lo circondano. Il nostro sistema neuro-biologico mette in moto raffinati processi dinamici del pensiero e della sensibilità, che insieme si organizzano per adattarsi alle situazioni mutevoli della realtà. Bisogna ricordare che il pensiero non è incapsulato nel cervello e l’apprendimento non è una semplice raccolta di informazioni: ogni gesto, per quanto minuscolo, attiva milioni di relazioni fra il mondo e il corpo, fra il corpo e il cervello, i neuroni e gli ormoni.
Ancora una volta, per gli adulti questo è un processo automatico e intuitivo, sviluppato in molti anni di movimenti e di esperienze pratiche quotidiane con lo spazio e gli oggetti.
Un bambino, ovviamente, ha meno esperienza quindi le informazioni fornite dai recettori sensoriali si integrano un po’ alla volta con segnali che riguardano le azioni pianificate già interiorizzate. Che cosa significa? Che l’unico modo per un bambino di conoscere veramente il proprio corpo è usarlo. E questo include sbattere contro i mobili, inciampare sui suoi stessi piedi, spingere troppo forte, cadere… Ma è solo attraverso la ripetizione delle esperienze motorie e di vita, con gli inevitabili errori che comportano, che il bambino acquisisce una memoria strutturata del sè in azione, che potrà mettere in relazione a sistemi di riferimento di volta in volta diversi: nuovi spazi, nuovi ambienti.
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