da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Mar 31, 2021 | ARTICOLI
In molte situazioni della vita quotidiana saper attendere il proprio turno, aspettare, sono regole importanti di convivenza: al parco giochi, i bambini devono aspettare il loro turno per salire sull’altalena, al nido si dovrebbe attendere che i giochi in mano ad altri bambini siano disponibili, al supermercato ci si mette in fila per pagare alla cassa. Aspettare vuol dire “dare e prendersi tempo”: ad esempio dare il tempo a un altro bambino di finire il gioco che si vorrebbe prendere per sè, oppure prendersi il tempo per aspettare un evento desiderato. Ma la capacità di aspettare frenando l’impazienza di volere tutto e subito, di arrivare primi e bruciare le tappe, può essere insegnata o meglio allenata nei bambini?
Guardiamo per esempio cosa diceva Maria Montessori rispetto all’attesa e alla qualità ad essa associata: la pazienza!
In ogni classe di molti bambini ci sarà un solo esemplare di ogni oggetto: se un bambino desidera qualcosa che già è in uso ad un altro, non potrà averlo e, se è normalizzato, aspetterà finchè l’altro avrà finito il suo lavoro. Così si sviluppano certe qualità sociali che sono di grande importanza: il bambino sa che deve rispettare gli oggetti che sono adoperati da un altro non perchè così gli è stato detto, ma perchè questa è una realtà davanti alla quale si è trovato nella sue esperienza sociale. Vi sono tanti bambini e un solo oggetto: l’unica cosa da fare è aspettare.
Una tappa importante nella maturazione dei bambini è anche quella di accettare e sopportare la frustrazione che deriva dal non avere tutto e subito quello che si desidera, esercitando la pazienza.
A tale proposito, è necessario capire la differenza fra bisogni e desideri. I bisogni dei bambini sono una necessità dell’organismo, nascono dal corpo, e una volta appagati si “spengono”. Sono bisogni, ad esempio, la fame, il sonno, la pipì… Per i bisogni, esercitare l’attesa è piuttosto difficile nei bambini, in quanto per l’appunto si tratta di esigenze fisiologiche che sono legate alla conservazione e che quindi vanno soddisfatte.
Invece i desideri nascono dalla mente, sono proiezioni del pensiero in relazione all’ambiente, e solitamente una volta raggiunto l’oggetto o lo scopo del desiderio, subito se ne genera un altro. I bambini desiderano un giocattolo, andare al parco con i genitori, desiderano un cagnolino o la macchinina che ha preso un altro bambino al nido. I bambini vanno quindi aiutati, con tempo e gradualità, a distinguere fra bisogni e desideri, e a sopportare la frustrazione che deriva dall’ attesa del soddisfacimento.
La capacità di attendere porta i bambini a capire che è giusto soddisfare i bisogni, ma non sempre è possibile soddisfare i desideri. Ma come è possibile allenare la capacità di attendere nei bambini?
Con molta gradualità, possiamo portare i bambini a tollerare alcune frustrazioni che derivano dall’aspettare qualcosa di desiderato. Se i bambini fin da piccoli imparano a sopportare gradualmente leggere frustrazioni, scoprono che possono sopravvivere ad esse, e non solo, scoprono che desiderare è bello perchè significa attendere qualcosa di magico: la parola “desiderio” porta già nella sua etimologia la dimensione della veglia e dell’attesa, dell’orizzonte aperto e stellare (de-sidera significa letteralmente: dalle stelle), quindi desiderare significa avvertire in modo positivo una mancanza, che sospinge la ricerca. Il desiderio è un motore che spinge alla ricerca di strategie per guadagnare ciò che desideriamo. E’ quindi importante coltivare i desideri nei bambini, perchè i desideri si nutrono di sogni e fantasia. Ma al tempo stesso, è altrettanto importante allenare i bambini all’attesa, all’impegno per guadagnare ciò che desiderano, al tempo da aspettare perchè i sogni si avverino. Questo è il magico potere dell’attesa!
Al contrario, se interveniamo a soddisfare subito ogni desiderio dei bambini, a volte addirittura anticipando i loro pensieri!, otteniamo come risultato che i bambini si accorgeranno di aver trovato un modo efficace per ottenere immediatamente quello che vogliono (con il pianto, con il capriccio), e dall’altro toglieremo loro il magico potere dell’attesa, occasione preziosa per misurarsi con le proprie capacità di impegno per conquistare qualcosa da soli.
Per saperne di più: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “CHE FATICA ASPETTARE! I BAMBINI E L’ATTESA“
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da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Mar 31, 2021 | ARTICOLI
La luce è conosciuta per essere uno degli elementi più intriganti di esplorazione e scoperta con i bambini piccoli; un modo per attingere emozioni, bellezza, vivida immaginazione e apprendimento concreto. Le fonti di luce possono evocare sentimenti e assistere il nostro lavoro, vivere e giocare.
Le esperienze che coinvolgono luci e ombre consentono ai bambini di apprezzare lo stupore e la meraviglia del mondo che li circonda e forniscono un ambiente ricco di possibilità per sviluppare la loro naturale curiosità.
L’uso degli effetti di luce e ombra, sia all’interno che all’esterno, incoraggia i bambini a essere consapevoli del proprio sviluppo fisico, dei propri movimenti e dell’uso dello spazio e della loro capacità di risolvere i problemi.
Le ombre sono una risorsa meravigliosa per incoraggiare il pensiero critico e per creare connessioni nell’apprendimento.
I bambini iniziano a rendersi conto che la luce può cambiare, creare ombre, riflettersi, e avere fonti dirette come il sole o la luce di un proiettore: momenti semplici che esplorano la luce possono trasformarsi in esplorazioni scientifiche, matematiche, artistiche e linguistiche.
Possiamo arricchire l’esplorazione con l’aggiunta di specchi, di contenitori come bottiglie piene di acqua colorata attraverso cui guardare, materiali che brillano e riflettono la luce, come vetro, carta lucida e metalli, barattoli trasparenti con vari materiali, come gusci, oggetti naturali, acqua colorata e paillettes.
E ancora: materiali trasparenti come tessuti, carte, contenitori trasparenti con cui giocare posizionando un proiettore per diapositive o lavagna luminosa per proiettare la luce sul muro.
Anche la luce naturale offre moltissime esperienze: le finestre offrono panorami e scorci interessanti del mondo esterno, e la luce solare che filtra dai vetri può essere usata come sorgente luminosa per proiettare ombre o colori attraverso prismi colorati.
PER SAPERNE DI PIU’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, i corsi:
“GIOCHI MAGICI DI LUCE: ATTIVITA’ CON IL PIANO LUMINOSO”
“GIOCHI DI LUCE: laboratorio interattivo
da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Mar 31, 2021 | ARTICOLI
Spesso riceviamo richieste di informazioni in merito alle attività che educatori e insegnanti possono promuovere online su Internet e sui social per intrattenere i bimbi mentre sono a casa. La questione interessa tutto quanto riguarda la materia del Copyright.
Buona sera, sono una educatrice di asilo nido e in questi giorni data la chiusura insieme alle mie colleghe ci stiamo adoperando per registrare video con letture di libri da pubblicare sulla nostra pagina Facebook.
Vedo che in pochi giorni in tantissimi gruppi girano video di questo genere, mi hanno però sollevato un dubbio: ovvero la questione del copyright per la lettura di libri on-line consigliandomi di non procedere, voi Potete aiutarmi in merito?
La lettura in pubblico di un testo su cui ci sia copyright (ad esempio, un libro di favole o anche un libretto per bambini) è soggetta al regolamento dei diritti di autore, il cui garante è la Siae.
La normativa di riferimento è la Legge n. 633 del 22/4/1941, che protegge le opere sia nella nostra lingua sia in altre lingue straniere.
E’ necessario fare alcune precisazioni:
- La legislazione in materia è piuttosto datata, e ci sono stati vari aggiornamenti ma è ancora incompleta. In particolare, la gran parte delle leggi che riguardano il copyright non è aggiornata alla novità e al grande impatto del mondo digitale, ma fanno riferimento ai media tradizionali (foto, giornali, libri, etc).
- In mancanza di indicazioni specifiche per i contenuti digitali e per il mondo del web, bisognerà adottare le regole generiche per il diritto d’autore.
- Quanto viene pubblicato sul web e soprattutto sui social, per quanto la sua diffusione sia limitata a un gruppo ristretto di utenti (ad esempio, ai genitori dei bimbi), in un modo o nell’altro finisce per essere condiviso, quindi non pensiamo che la privacy sia rispettata a prescindere.
- Quanto viene messo online, se condiviso, finisce in una rete globale da cui chiunque può “pescare”, ed utilizzare: basta la dicitura dell’origine (ad esempio: video proveniente da facebook, o da instagram), e se diffuso con gli stessi canali non necessita neppure di specificazione di provenienza. Diversamente, quanto condiviso o citato da siti specifici richiede sempre la dicitura della provenienza.
- Se non ci sono indicazioni sul copyright, allora tutto il contenuto è protetto: per la legge italiana (e per quella di molti altri Stati) in mancanza di altre indicazioni l’autore di un’opera ne è proprietario, e la Siae ne tutela i diritti. Questo anche se l’autore è deceduto, almeno per 70 anni, e sempre che nel frattempo i diritti d’autore non siano tutelati in modo permanente.
- Ci sono alcune opere che sono patrimonio dell’umanità che possono essere lette liberamente in pubblico: un esempio è il celeberrimo “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupery, la sua opera immortale è diventata di dominio pubblico, collocandosi alla fine di una lunga lista di titoli non più vincolati al diritto d’autore (però attenzione! le illustrazioni sono ancora vincolate dal diritto d’autore in quanto sono le originali). Quindi è consentita la lettura in pubblico ma non fare vedere le illustrazioni.
- La lettura in pubblico dei libri sui social deve comunque rispettare le leggi sulla privacy, ovvero essere autorizzata dai diretti interessati: prima di condividere, assicurarsi che il lettore/lettrice, se non siete voi, abbia autorizzato la divulgazione. Se si tratta di bambini, che non devono assolutamente essere ripresi in viso, è necessaria l’autorizzazione esplicita dei genitori (se non siete voi).
- La lettura dei libri ad alta voce nelle scuole, negli asili nido, nelle librerie e biblioteche e in altre strutture ludiche e ricreative è sempre ammessa in presenza (ma se ripresa e messa online, oppure anche in diretta Fb ad esempio, ricade nei casi precedenti).
Questo articolo non è esaustivo della complessa normativa in merito, e non ha pretesa di avere valore di guida legale, ma semplicemente vuole porre all’attenzione l’esistenza di normative in merito.
da Zeroseiplanet Formazione e consulenza per i servizi educativi 06 | Mar 31, 2021 | ARTICOLI
Conosciamo bene i 5 sensi di cui sentiamo parlare più spesso: vista, suono, odore, gusto e tatto. Sullo sviluppo di questi 5 sensi ben noti, sono basati molti progetti educativi al nido e alla scuola dell’infanzia. Ma oltre questi 5 sensi, ce ne sono in realtà altri due, di cui sentiamo parlare raramente, ma che sono altrettanto importanti per i bambini!
Si tratta del SENSO DELL’EQUILIBRIO, legato al sistema vestibolare, e della PROPRIOCEZIONE, ovvero il senso intuitivo di spazio e posizione, legato alla percezione del corpo nello spazio.
Perchè questi due sensi sono importanti? Perchè il senso dell’equilibrio e il senso propriocettivo rendono possibile, senza nemmeno che ce ne rendiamo conto, tutto ciò che facciamo con il nostro corpo: camminare, saltare, stare in equilibrio, e anche stare fermi, dormire.
Ma mentre gli adulti con la loro esperienza ormai hanno acquisito consapevolezza di questi sensi, invece per i bambini il loro uso non è automatico nè scontato. Come succede con gli altri cinque sensi, i bambini imparano a gestire equilibrio e propriocezione attraverso una serie di tentativi, ed anche di errori, nel gioco e nei loro movimenti quotidiani. E poiché i sensi vestibolari e propriocettivi guidano e governano il modo in cui usiamo il corpo, contribuiscono ad ogni importante traguardo di crescita dei bambini.
Vediamo quindi nel dettaglio cosa sono questi due sensi poco noti:
SENSO # 6 : L’ EQUILIBRIO
Il sistema vestibolare è un vero e proprio organo situato nell’orecchio interno, ed è responsabile del senso dell’equilibrio, della capacità di mantenersi in posizione eretta e in movimento senza cadere. Funziona fin da neonati, per farci organizzare nel pensiero sia lo spazio corporeo che quello extra-corporeo. In seguito, il sistema vestibolare stabilizza il capo, controlla la postura e coordina i movimenti. Cioè, il sistema vestibolare è strettamente collegato al sé in azione nel mondo.
Per capire l’importanza di questo apparato, pensiamo che secondo alcune ricerche (Frank e Harold Levinson, 1992), alla base di gran parte dei disturbi dell’apprendimento (DSA) c’è un mal funzionamento del sistema vestibolare! E in effetti, senza equilibrio non saremmo in grado di fare quasi nulla: stare seduti, (l’equilibrio è necessario per tenere la posizione verticale), camminare, stare in piedi… tutte azioni che noi adulti compiamo ogni giorno automaticamente, senza pensarci.
Al contrario, i bambini sono molto concentrati sul loro equilibrio. Quando notiamo un bambino che si gira e rigira sulla sedia, molto spesso dipende dal sistema vestibolare che sta lavorando per aiutare il bambino a trovare una posizione in equilibrio.
Che cosa succede nell’apparato vestibolare dei bambini? Ogni volta che compiono un movimento (alzarsi, sedersi, rotolare, correre lentamente o velocemente) il loro apparato vestibolare reagisce e registra quei movimenti, trasmettendo al loro cervello informazioni importanti sull’orientamento del corpo in ogni dato momento. Nel corso del tempo ed esercitandosi in molti diversi tipi di movimento, il cervello dei bambini inizia a determinare ciò che è e non è “in equilibrio” per loro. Tante più esperienze motorie possono fare, e tanto più possono anticipare i risultati di questo processo.
SENSO # 7 – PROPRIOCEZIONE (SPAZIO E POSIZIONE)
I sensori priocettivi, che risiedono nei muscoli, nei tendini e nei legamenti, hanno un compito importantissimo: quello di mettere in relazione il corpo con il cervello, in modo che lavorino insieme per navigare nello spazio e capire la relazione spaziale tra corpo e oggetti che lo circondano. Il nostro sistema neuro-biologico mette in moto raffinati processi dinamici del pensiero e della sensibilità, che insieme si organizzano per adattarsi alle situazioni mutevoli della realtà. Bisogna ricordare che il pensiero non è incapsulato nel cervello e l’apprendimento non è una semplice raccolta di informazioni: ogni gesto, per quanto minuscolo, attiva milioni di relazioni fra il mondo e il corpo, fra il corpo e il cervello, i neuroni e gli ormoni.
Ancora una volta, per gli adulti questo è un processo automatico e intuitivo, sviluppato in molti anni di movimenti e di esperienze pratiche quotidiane con lo spazio e gli oggetti.
Un bambino, ovviamente, ha meno esperienza quindi le informazioni fornite dai recettori sensoriali si integrano un po’ alla volta con segnali che riguardano le azioni pianificate già interiorizzate. Che cosa significa? Che l’unico modo per un bambino di conoscere veramente il proprio corpo è usarlo. E questo include sbattere contro i mobili, inciampare sui suoi stessi piedi, spingere troppo forte, cadere… Ma è solo attraverso la ripetizione delle esperienze motorie e di vita, con gli inevitabili errori che comportano, che il bambino acquisisce una memoria strutturata del sè in azione, che potrà mettere in relazione a sistemi di riferimento di volta in volta diversi: nuovi spazi, nuovi ambienti.
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“SUPPERGIU’ A DESTRA A SINISTRA”
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