I giochi “al contrario” e la pedagogia del rischio

I giochi al contrario sono un modo divertente e stimolante per i bambini di sviluppare le loro abilità psicomotorie. Questi giochi consistono nell’eseguire azioni comuni come salire lo scivolo al contrario, camminare all’indietro o giocare ai giochi in modo inverso, o meglio “diverso” rispetto al solito.

Infatti, perchè chiamarli “giochi al contrario”?

Per i bambini non esiste un modo “giusto” di giocare e un modo “contrario”: per loro è interessante quello che comporta esplorazione di tutte le possibilità di quel gioco, e dei propri limiti.

Ecco quindi che giocare “al contrario” diventa una sperimentazione non usuale di un gioco.

il che non significa non rispettare delle regole: le regole sono sempre quelle del rispetto degli altri, e della sicurezza

Dal punto di vista psicomotorio di questi giochi sta nel fatto che richiedono ai bambini di utilizzare diverse parti del loro corpo e del loro cervello per completarli.

Per esempio, salire lo scivolo al contrario può essere una sfida per l’equilibrio, la coordinazione e la percezione spaziale dei bambini. Questo tipo di gioco aiuta a sviluppare i muscoli e migliorare la capacità di controllare il proprio corpo in situazioni inusuali.

Ma perchè i bambini sono così attratti di giochi “al contrario”?

I bambini sono spesso attratti dai giochi al contrario perché rappresentano un modo divertente ed emozionante per sperimentare il mondo che li circonda. Ecco alcune delle ragioni per cui i bambini possono essere così affascinati da questi tipi di giochi:

  1. Sfida: Camminare al contrario o salire lo scivolo al contrario rappresenta una sfida per molti bambini. Questo tipo di attività può essere eccitante e gratificante, soprattutto quando si riesce a superare la sfida. Anche camminare all’indietro, può essere una sfida per la memoria a breve termine e la concentrazione, oltre a sviluppare le abilità motorie. I bambini devono prestare attenzione a dove stanno andando e al loro ambiente circostante, mentre cercano di camminare in modo inverso rispetto al solito.  
  2. Avventura: I giochi al contrario possono sembrare come un’avventura per i bambini, poiché offrono un modo unico e nuovo per esplorare il mondo. Questo tipo di esplorazione può essere emozionante e avvincente: in cima allo scivolo al contrario, ci sono molte scoperte da fare e mondi da esplorare.
  3. Creatività: I giochi al contrario possono stimolare la creatività dei bambini, in quanto offrono una nuova prospettiva su come si può giocare e interagire con il mondo che li circonda.
  4. Coraggio: Camminare al contrario o salire lo scivolo al contrario può essere un modo per i bambini di dimostrare il loro coraggio e di sperimentare il loro limite. Questo tipo di esperienza può aiutare a sviluppare la fiducia in se stessi e non avere paura di affrontare sfide simili in futuro.

In sintesi, i “giochi al contrario” possono rappresentare un modo divertente e significativo per i bambini di esplorare il mondo, sfidare se stessi, sviluppare la creatività e la fiducia in se stessi.

E per quanto riguarda il pericolo?

Quale dovrebbe essere l’atteggiamento degli adulti di fronte a questi giochi?

La pedagogia del rischio sostiene che i bambini imparino meglio attraverso la sperimentazione e l’esplorazione, anche se questo può comportare un certo grado di rischio. Questo approccio ritiene che i bambini siano in grado di valutare e gestire il rischio in modo adeguato, e che gli adulti dovrebbero fornire un contesto in cui i bambini possano sentirsi liberi di esplorare e sperimentare, ma anche fornire la supervisione e il supporto necessari per garantire la sicurezza, soprattutto in un contesto educativo in cui i bambini giocano in gruppo.

 


Per saperne di piu’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “APPROCCIO ALLA PEDAGOGIA DEL RISCHIO

 

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PACCHETTO 20 ORE

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ONLINE – CORSO IN DUE GIORNATE Giovedì 3 Ottobre + Giovedì 10 Ottobre 2024 ore 16.30 – 18.30 CODING E PENSIERO COMPUTAZIONALE   ONLINE Sabato 5 Ottobre 2024 ore 8.30 – 12.30 MERAVIGLIA E STUPORE: LE STANZE IMMERSIVE   ONLINE Sabato 5 Ottobre 2024 ore 9.00 –...

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SPECIALIZZAZIONE INGLESE EMOZIONALE

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L’AMBIENTAMENTO PARTECIPATO IN 3 GIORNI

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L'AMBIENTAMENTO PARTECIPATO IN 3 GIORNICORSO ONLINE Sabato 11 Novembre 2023  Ore 13.00 - 17.00 Ore 13.00-13.30 Registrazione e saluto ai partecipanti Ore 13.30 Inizio corso Ore 17.00 Termine corso Consegna attestati ed Ebook   MODALITA’ ONLINE: Non si tratta del...

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Documentando si impara

Perchè documentare al nido e alla scuola dell’infanzia?
Questa domanda porta a risposte plurime: per raccogliere, sintetizzare, e sistematizzare i materiali e le esperienze; per lasciare traccia del pensato e dell’osservato, delle nostre programmazioni e dei nostri progetti; per comunicare e divulgare; per conservare e condividere…
Ma qui vogliamo soffermarci su un aspetto altrettanto importante della documentazione: quello dell’ autoformazione, quello di prendere il percorso documentato come punto di partenza per riflettere, ripensare, riprogettare.
In sostanza, per imparare dal viaggio educativo che abbiamo concluso e documentato, ripercorrendolo in un andare e un ritornare dalla/alla realizzazione del progetto stesso e viceversa.
Ma la documentazione di un servizio può servire anche da formazione per altre realtà.
Per questo è importante che la documentazione educativa non rimanga patrimonio di un singolo servizio, ma che venga il più possibile condivisa per diventare potenziale di risorse anche per gli altri servizi.
 
Ma che cosa possiamo imparare da una documentazione educativa?

Ci sono diverse tipologie di documentazione, ma tutte rispondono in maniera articolata

    • a un’idea di scuola o, se si vuole, di progetto educativo
    • a un contesto educativo di cui la documentazione è espressione
    • a un’idea del ruolo e del significato dell’educatore e del suo rapporto con i bambini e con le teorie pedagogiche
    • alla condivisione di uno strumento e di un metodo

Una documentazione può far nascere riflessioni agli operatori dei servizi sul progetto, sui suoi obiettivi, sulle attività e gli strumenti che utilizza, sugli effetti che produce; può inoltre sensibilizzare i servizi educativi al tema della valutazione e della comunicazione.

Documentare le azioni importanti e i progetti che si fanno nei nidi e renderle visibili e comunicabili, quindi, non solo lascia un ricordo e una traccia in chi ne è stato coinvolto e le ha vissute come significative, ma anche in chi potrà avere in seguito la possibilità di conoscerle.

PER SAPERNE DI PIU’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet per asili nido e scuola dell’infanzia, il corso “DOCUMENTARE: LA TRACCIA DEL PENSATO E DELL’ OSSERVATO AL NIDO E ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA

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LABORATORI ED ATELIER

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Percorsi formativi di specializzazione in AtelierL’atelier non è un luogo specialistico, ma metafora della ricerca con i bambini e di ascolto sui modi che i bambini hanno di apprendere e ricercare insieme. Loris Malaguzzi L'Atelier rappresenta un'importante risorsa di...

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LAVORARE IN EQUIPE: PER UNA METODOLOGIA CONDIVISA

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LAVORARE IN EQUIPE: PER UNA METODOLOGIA CONDIVISACORSO ONLINE Sabato 18 Novembre 2023  Ore 8.30 - 12.30 ISCRIZIONI CHIUSE  8.30-9.00 Registrazione e saluto ai partecipanti 9.00 Inizio corso 12.30 Termine corso Consegna Attestati ed ebookMODALITA’ ONLINE: Non si...

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COSTS AND CONCESSIONS

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Albi illustrati e storie creative

Albi illustrati

Gli albi illustrati sono uno strumento formidabile per progettare percorsi creativi nell’educazione dei bambini. Attraverso le immagini colorate e le storie avvincenti, gli albi illustrati possono catturare l’attenzione dei bambini e stimolare la loro immaginazione, creando un terreno fertile per lo sviluppo della creatività.

Inoltre, gli albi illustrati possono essere utilizzati come supporto per attività didattiche che incoraggiano la produzione di storie originali, la realizzazione di disegni e l’esplorazione di nuove idee. Questo tipo di attività può aiutare i bambini a sviluppare la capacità di pensiero critico, la capacità di problem solving e la capacità di esprimersi in modo creativo.

Ancora, gli albi illustrati possono essere utilizzati come mezzo per trasmettere valori importanti come l’amicizia, l’empatia e la solidarietà. Questo può aiutare i bambini a sviluppare una maggiore consapevolezza e comprensione del mondo che li circonda, favorendo la loro crescita personale e sociale.

 

Storie creative

Le storie creative offrono ai bambini la possibilità di esprimere la propria immaginazione e di creare mondi fantastici.

Attraverso le narrazioni si possono anche favorire le relazioni, coinvolgendo  bambini, educatori e genitori nella creazione di storie insieme. Questo aiuterà a creare un senso di appartenenza e a sviluppare le relazioni nel contesto educativo.

Un esempio di esperienza in questo senso può prevedere il coinvolgimento di bambini, educatori e genitori nella creazione di un “libro delle storie” del nido o della scuola

  1. Preparazione: Gli educatori preparano un album vuoto con diverse pagine e lo presentano ai bambini e ai genitori.

  2. Creazione delle storie: I bambini, gli educatori e i genitori creano insieme le storie utilizzando immagini, parole e disegni. Possono basare le loro storie sulla loro vita quotidiana o sulle loro esperienze.

  3. Condivisione: Ogni volta che una storia è completata, viene condivisa con la comunità e inserita nel libro delle storie.

  4. Lettura: Il libro delle storie viene letto durante le attività di gruppo e durante le visite dei genitori, creando un momento di condivisione e di appartenenza.

Questa attività favorisce le relazioni tra bambini, educatori e genitori poiché crea un’opportunità per lavorare insieme, condividere le proprie idee e esperienze. 

In conclusione, gli albi illustrati e le storie creative sono un’ottima opportunità per incontrarsi al nido e supportare la crescita e lo sviluppo dei bambini. Queste attività possono aiutare a stimolare la loro immaginazione, sviluppare le loro relazioni con gli altri e trasmettere loro valori importanti.

 


Per saperne di piu’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “ALBI ILLUSTRATI E STORIE CREATIVE PER INCONTRARSI AL NIDO

 

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LABORATORI ED ATELIER

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PERCORSO FORMATIVO PER COORDINATORI

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PERCORSO MONTESSORI

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Esplorando le emozioni attraverso la psicomotricità

Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nella crescita e nello sviluppo dei bambini fin dai primi anni di vita. Sia al nido che alla scuola dell’infanzia, i bambini sono esposti a una vasta gamma di emozioni, dalla felicità alla tristezza, dalla frustrazione alla soddisfazione. In questo ambiente, i bambini imparano a riconoscere e a gestire le loro emozioni, a relazionarsi con gli altri e a costruire relazioni positive.

Al nido e alla scuola dell’infanzia, i bambini imparano attraverso l’esperienza diretta e l’osservazione. Ad esempio, quando un bambino vede un compagno di gioco piangere perché ha perso un gioco, impara che la tristezza è un’emozione comune e che ci sono modi per consolare un amico. Questo tipo di esperienze aiuta i bambini a sviluppare la loro empatia e a comprendere le emozioni degli altri.

Inoltre, i bambini imparano a gestire le loro emozioni attraverso l’interazione con gli adulti e con i compagni di gioco. Ad esempio, un insegnante può aiutare un bambino a gestire la frustrazione durante un’attività, insegnandogli a prendere una pausa o a chiedere aiuto. Queste abilità sono importanti per la loro crescita emotiva e per la loro capacità di affrontare le sfide della vita quotidiana.

Inoltre, le emozioni positive, come la felicità e la soddisfazione, sono cruciali per lo sviluppo dell’autostima e della fiducia in se stessi. I bambini che vivono esperienze positive e che ricevono il sostegno e l’affetto degli adulti e dei compagni di gioco, sono più propensi a sviluppare una forte autostima e a sentirsi sicuri di se stessi.

 

Emozioni in movimento

La psicomotricità è una disciplina che mira a sviluppare la relazione tra il corpo e la mente dei bambini attraverso attività fisiche e giochi. Questa disciplina può aiutare la gestione delle emozioni dei bambini in diversi modi:

  1. Sfogo fisico: attraverso l’esercizio fisico, i bambini possono scaricare la loro energia e le loro emozioni, aiutandoli a sentirsi più calmi e rilassati.
  2. Consapevolezza del corpo: la psicomotricità insegna ai bambini a diventare consapevoli del loro corpo e delle loro emozioni, aiutandoli a riconoscere i segnali fisici legati alle emozioni e a gestirle in modo più efficace.
  3. Regolazione emotiva: le attività fisiche possono aiutare i bambini a regolare le loro emozioni, ad esempio attraverso l’esercizio fisico che aiuta a ridurre lo stress e l’ansia.
  4. Sviluppo dell’empatia: la psicomotricità incoraggia i bambini a lavorare in gruppo e a sviluppare la loro capacità di comunicare e di relazionarsi con gli altri, aiutandoli a comprendere meglio le emozioni degli altri.

In sintesi, la psicomotricità può aiutare i bambini a comprendere e a gestire le loro emozioni, a sviluppare la loro consapevolezza del corpo, a regolare le loro emozioni e a sviluppare l’empatia verso gli altri. Queste abilità sono importanti per la loro crescita emotiva e per la loro capacità di affrontare le sfide della vita quotidiana.


Per saperne di piu’: dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia, il corso “EMOZIONI IN MOVIMENTO AL NIDO E ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA

 

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SPECIALIZZAZIONE IN INGLESE EMOZIONALE

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Pet Therapy e Pet Education: un’esperienza educativa unica per bambini all’asilo e alla scuola dell’infanzia

Pet Therapy e Pet Education: un’esperienza educativa unica per bambini all’asilo e alla scuola dell’infanzia

La Pet Therapy e la Pet Education sono due attività che stanno sempre più prendendo piede in contesti educativi come asili nido e scuole dell’infanzia. Queste iniziative, che prevedono l’utilizzo di animali come strumento pedagogico, sono molto efficaci perché offrono ai bambini molteplici vantaggi sia a livello emotivo che sociale.

In primo luogo, la presenza degli animali nelle strutture educative contribuisce a creare un ambiente accogliente e sereno. Questo a sua volta aiuta i bambini a sentirsi più a proprio agio e ad abbattere eventuali paure o ansie. Inoltre, gli animali possono essere utilizzati per aiutare i bambini a superare eventuali blocchi emotivi, come la difficoltà a fare amicizia con gli altri bambini o a relazionarsi con gli adulti.

La Pet Therapy e la Pet Education, inoltre, hanno un effetto positivo anche sul piano sociale. Ad esempio, lavorare con gli animali aiuta i bambini a sviluppare la capacità di empatia e di rispetto verso gli altri, a migliorare la comunicazione e la collaborazione. Queste abilità sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo dei bambini e saranno di grande utilità anche in futuro.

Inoltre, l’utilizzo degli animali nella Pet Therapy e nella Pet Education è un’occasione per insegnare ai bambini anche valori importanti come la responsabilità e la cura degli animali. Questi sono concetti che resteranno con loro per tutta la vita e che li aiuteranno a diventare persone sensibili e rispettose nei confronti degli altri esseri viventi.

Ricordiamo però che la Pet Therapy e la Pet Education sono attività che vanno al di là del semplice intrattenimento con gli animali e hanno l’obiettivo di avere un impatto positivo sul benessere emotivo e sociale dei bambini.

Per svolgere attività di Pet Therapy e Pet Education è necessario possedere una formazione specifica, o perlomeno la conoscenza di tecniche specifiche per la gestione degli animali in un contesto educativo, in modo da garantire la sicurezza e il benessere sia degli animali che dei bambini.

In conclusione, la Pet Therapy e la Pet Education sono due attività molto importanti che possono contribuire in modo significativo alla crescita e allo sviluppo dei bambini. Queste iniziative possono essere integrate con successo nelle strutture educative come asili nido e scuole dell’infanzia e sono molto utili per i bambini sia a livello emotivo che sociale.

 

Per saperne di più: corso “PET THERAPY E PET EDUCATION AL NIDO E ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA

 

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L’albero dei ciucci e altre strategie

l'albero dei ciucci

A Copenaghen durante un viaggio alla scoperta degli asili nido e delle scuole dell’infanzia della Danimarca, lo staff di Zeroseiplanet ha fotografato questo spettacolare “albero dei ciucci”: i piccoli danesi, in contemporanea con il loro ingresso al kindergarten (a 3 anni di età), vivono un rito di passaggio di grande importanza: l’abbandono del ciuccio. Per rendere la separazione dall’adorato ciuccio meno traumatica, i bambini vengono portati all’albero del ciuccio e, aiutati dai genitori, vengono spinti ad appendere il ciuccio ai rami. I bambini appendono il loro amato ciuccio con un messaggio, un disegno, un cuore, e lo lasciano sventolare appeso ai rami assieme a tutti gli altri ciucci (sono centinaia!). Qualche bambino nostalgico ogni tanto lo va a trovare per salutarlo, ma sa che il ciuccio si trova benissimo sull’albero in compagnia di tanti amici ciucci come lui!

Il momento dell’abbandono del ciuccio è una fase molto delicata per i bambini: scopriamo insieme alcune strategie per aiutarli, alcuni corsi e letture per approfondire l’argomento.

A settembre entrano al nido e alla scuola dell’infanzia nuovi bambini, e molti di loro hanno il ciuccio, e non se ne vogliono assolutamente separare.

Il ciuccio è un oggetto importantissimo per la psicologia infantile, perchè permette al bambino di sostituire, almeno in parte, il piacere di succhiare il seno o il biberon. Non tutti i bambini usano il ciuccio vero e proprio, ma quasi tutti “succhiano” qualcosa: un ditino, un fazzoletto, un lembo di copertina,… Questo perchè l’istinto della suzione è un riflesso innato che ha anche il potere di rassicurare il bambino, e questo bisogno di suzione in genere accompagna i primi anni di vita del bambino, fino all’età della scuola primaria (5-6 anni). Pertanto, la questione non è quella di reprimere questo “impulso orale”, ma di verificare se il bambino non riesce a trovare consolazione in niente all’infuori del ciuccio, e se il bambino lo usa di continuo, giorno e notte. Perchè ricorrere ogni tanto alla consolazione del ciuccio non è di per sè sintomo di disagio: il ciuccio è un importante rassicuratore, che permette al bambino di rilassarsi, di coccolarsi nelle fasi di addormentamento, o di consolarsi di fronte alle frustrazioni o ai momenti di stanchezza fisica ed emotiva.

Quando cominciare a limitare l’uso del ciuccio?

I pediatri concordano nel consigliare di cominciare a limitare l’uso del ciuccio a partire dal secondo anno di vita, perché potrebbe ostacolare lo sviluppo del linguaggio. E’ importante invitare i bambini a togliere il ciuccio per parlare e nel momento del gioco. Succhiare infatti è un’attività che impegna molto il bambino ed è per questo che un bambino intento a succhiare tenderà a giocare di meno.

In ogni caso, non bisogna toglierlo forzatamente, perché questo potrebbe causare un profondo disagio, angoscia e disturbi del sonno. Il distacco deve essere graduale e non va iniziato in fasi delicate della vita del bambino, come l’inserimento al nido, l’arrivo di un fratellino o se vi sono problemi tra i genitori.

Alcune strategie

Quali possono essere allora le strategie per far sì che il bambino un po’ alla volta non ne abbia più bisogno?

  1. Per prima cosa, concordiamo con la famiglia una strategia comune. Al nido infatti il ciuccio rappresenta molto spesso un pezzo di casa e di mamma da tenere sempre con sé per sentirsi sicuro.
  2. Per i primi tempi, invitiamo il bambino a riporre insieme a noi il ciuccio in un luogo sicuro della sezione (un cassetto speciale, una scatolina, un ripiano), insomma in un luogo ben definito, sempre lo stesso, e accessibile al bambino. E’ importante mostrare al bambino dove teniamo il ciuccio e quindi fare in modo che sia lui stesso a riporlo quando non ne sente il bisogno.
  3. Cominciamo con il portare il ciuccio nel suo posto speciale, e i primi giorni consentiamo al bambino di usarlo ogni volta che ne sente il bisogno. Gradualmente, proveremo a limitarne l’uso solo in alcuni momenti della giornata, per la nanna o per consolarlo in caso di pianto disperato. Quando il bambino lo cerca possiamo distrarlo, magari proponendogli un gioco o la lettura di un libro, spiegandogli che in quel momento non è necessario. Via, via lo cercherà con meno insistenza, fino a quando potremo proporgli di regalarlo, ad esempio a un amichetto più piccolo, spiegandogli che lui è già diventato “grande” e non ne ha più bisogno.
  4. Per distrarlo gradualmente dal ciuccio, può essere utile lavorare sulle autonomie, permettere al bambino di fare cose da solo, in modo da sentirsi “grande” e competente, quindi più sicuro di sè e capace di auto-rassicurarsi. Promuoviamo ad esempio tutte quelle abilità manuali che danno un senso di competenza e abilità, che permettono di spostare all’esterno i suoi interessi evitando di ripiegarsi su se stesso e di cercare il ciuccio come consolazione. Verbalmente, possiamo rassicurarlo sostenendo che secondo voi è grande, riesce a fare senza, ma al tempo stesso lasciamo il ciuccio a disposizione nel suo posto speciale.
  5. Un altro espediente è quello di costruire delle “cerimonie” , dei riti speciali per l’abbandono del ciuccio (quando è il momento di salutarlo definitivamente): per molti bambini, il rito celebrativo aiuta moltissimo. La fine della “fase del ciuccio” è un passaggio importante per il bambino: celebrare questo traguardo con un rito speciale può aiutare i bambini ad accettare il cambiamento. Un suggerimento in questo senso ci viene dall’albero dei ciucci in Danimarca…

ALCUNI CONSIGLI DI LETTURE

Anch’io voglio il ciuccio! di Lindgren, Landström

Battista e il ciuccio di Uri Orlev

Ciao ciao, Ciuccio! di Brigitte Weninger

Il ciuccio di Nina di Christine Naumann-Villemin

Lo vuoi il mio ciuccio? di Biagio Bagini, Marcella Moia

Il mio ciuccio per te di Emanuela Nava

Voglio il mio ciuccio di Tony Ross
Togliamo il Ciuccio di Paola Perrone
Che noia il ciuccio che noia di Alessandra Goria
Ciuccio di Leslie Patricelli

 

PER SAPERNE DI PIU’:

Dal catalogo dei corsi Zeroseiplanet per la formazione delle educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia,  il corso “AMBIENTAMENTO PARTECIPATO” un corso nel quale vengono messe a confronto diversi modelli di inserimento, da quelli più tradizionali a quelli più innovativi, come il modello dell’inserimento svedese in 3 giorni.

 

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Restituiamo la natura ai bambini

L’educazione all’aperto è un elemento chiave nella crescita e nello sviluppo dei bambini.

Stare all’aria aperta, esplorare l’ambiente e interagire con la natura aiuta i bambini a sviluppare la loro curiosità, la loro autonomia e a comprendere il mondo che li circonda.

Questa esperienza è particolarmente importante in un’era in cui i bambini passano la maggior parte del loro tempo al chiuso e hanno un rapporto limitato con la natura.

L’educazione all’aperto è stata a lungo parte del pensiero pedagogico e ha dato vita a molte innovazioni nell’istruzione, come le scuole all’aperto, le attività di educazione ambientale e la didattica delle scienze naturali.

Oggi, l’uso di tecnologie sempre più avanzate sta cambiando il modo in cui le nuove generazioni si relazionano con il mondo, ponendo nuove sfide agli educatori.

Esperienze in natura, dai semplici contatti quotidiani con piante, erba e animali a immersioni più intense nella natura, stanno diventando sempre più importanti per arricchire l’istruzione.

Soprattutto nei nidi e nella scuola dell’infanzia, l’educazione all’aperto è un’opportunità unica per sviluppare esperienze educative di grande impatto.

Con il progetto di Outdoor Education, si sta aprendo una nuova era di educazione all’aperto per i bambini che frequentano i servizi educativi per la prima infanzia. Questo progetto rappresenta una rinnovata opportunità per garantire ai bambini un’educazione completa che li aiuti a crescere in modo equilibrato e arricchito.

La frase di Monica Guerra

“Solo perché non ci sono i banchi non significa che fuori non sia scuola”

sottolinea l’importanza dell’educazione all’aperto e la sua capacità di offrire un ambiente di apprendimento unico e coinvolgente.

Questa affermazione mette in evidenza come l’ambiente naturale sia un luogo ricco di opportunità per la crescita e lo sviluppo dei bambini, che possono imparare attraverso l’esplorazione e l’interazione con il mondo che li circonda.

La scuola all’aperto non è solo un’esperienza divertente e coinvolgente, ma anche un’occasione per acquisire conoscenze e competenze in modo più significativo e duraturo rispetto all’apprendimento in un ambiente chiuso.

In questo senso, l’educazione all’aperto è una risorsa preziosa per la crescita e la formazione dei bambini e dovrebbe essere considerata un’opzione importante nei servizi educativi per la prima infanzia.

 

 

Per saperne di più: corso “PERCORSO DI SPECIALIZZAZIONE A SCUOLA NELLA NATURA“: il Percorso può essere richiesto anche come consulenza specialistica e supervisione nel proprio nido o scuola dell’infanzia, compilando la form qui sotto:

 

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L’abilità di infilare: quante competenze!

Le attività dell’infilare sono funzionali a favorire lo sviluppo psicomotorio del bambino.

Come è noto Maria Montessori è una grande sostenitrice del legame strettissimo esistente tra vita psichica, mentale, e movimento, soprattutto quello delle mani, chiamate dalla Montessori “l’organo dell’intelligenza”!

Attraverso le varie attività manuali, e in particolare con l’infilare, il bambino ha l’opportunità di afferrare gli oggetti, anche i più piccoli, migliorando la presa, la mobilità  del polso, la coordinazione dei movimenti della mano e delle dita in generale e in particolare. A livello indiretto inoltre le attività dell’infilare favoriscono la conoscenza delle caratteristiche dei materiali  (liscio/ruvido, duro/morbido, caldo/freddo), inoltre lo sviluppo dell’attenzione, della concentrazione e dell’intelligenza, nonché della destrezza.

A seconda dell’età può essere interessante proporre ai bambini  la possibilità di infilare materiali diversi, come ad esempio ai più piccoli dai 20 mesi circa materiali già forati come la pasta, i bottoni, pezzetti di cannuccia, rotoli di carta igienica, anelli, etc. , mentre per i più grandi possiamo proporre materiali da forare, come ad esempio palline di finto mais, di stoffa, ma anche materiali naturali come foglie, o altro che possa essere forato senza sforzo dai bambini (vedremo poi con quali strumenti).  Se oltretutto in successione proponiamo materiali diversi, il bambino potrà sperimentare diverse possibilità sensoriali, ampliando il suo bagaglio di conoscenze e di abilità. Ai bambini più grandi, dai 3 anni, possiamo proporre vere e proprie attività di cucito (ovviamente semplificato), come negli esempi che proponiamo sotto.

Di seguito vengono proposti alcuni esempi dei primi materiali per le attività dell’infilare.

Infilare la pasta

In questo esempio, la pasta viene colorata per stimolare la percezione e il riconoscimento dei colori, ma nulla toglie nel proporre la pasta al naturale.

Mettere alcuni tubetti di pasta cruda in 3-4 sacchetti di plastica differenti. Aggiungere pressappoco 10 gocce di colorante alimentare liquido in ogni busta e agitare accuratamente. Scegliere un colore diverso per ogni sacchetto.

  • Posare i tubetti di pasta su dei tovaglioli di carta affinché si asciughino. Si seccheranno rapidamente al sole.

Strumenti:

  • filo di lana o laccio o spago, a seconda delle dimensioni del foro. Scegliere il filo in base al colore preferito dei bambini e tagliarne un pezzo lungo. Annodare un’estremità.
  • Oppure, per i bambini più grandi dai 3 anni in su, un ago di plastica piuttosto largo. Insegnare loro come si introduce il filo nella cruna.
  • Mostrare al bambino come posizionare l’ago di plastica in ogni tubetto di pasta per creare una collana.

Lo stesso procedimento se usiamo altri materiali già forati,  come rotoli di carta igienica, anelli, etc .

In alternativa al filo, gli stessi materiali possono essere infilati su bastoncini, su cannucce, su spaghetti etc.

Per bambini dai 3 anni, si può  anche proporre un’attivita di cucito, seppur semplificata, con un ago da lana (ovviamente con le presenza di un adulto).

Infilare il filo in un cartoncino.

Mettere da parte qualche immagine di cartone, come quelle stampate sul retro delle scatole dei cereali o sulle cartoline d’auguri.

    • Utilizzare una piccola perforatrice per praticare buchi nel disegno, in modo che il filo, passato lungo il bordo, segua la forma del personaggio o del soggetto ritratto. Avremo bisogno di un numero maggiore di fori lungo le curve e gli spigoli rispetto alle linee rette.
    • Possiamo utilizzare questo metodo per insegnare ai bambini il punto dritto o il punto indietro. Avremo bisogno di qualche buco nello stesso posto per realizzare un punto dritto, in modo che il bambino non lo disfi quando torna indietro. Una volta che avrà imparato il punto diritto, potremo insegnargli ad andare sotto per fare il punto indietro sull’immagine di cartone.
  • Strumenti: un pezzo di filo, un paio di forbici non affilate e un ago di plastica.

Cucire: la mela!

[credits: Instagram, Pinterest]


Per saperne di più: dal catalogo dei corsi di formazione per educatrici di asilo nido e insegnanti di scuola dell’infanzia di Zeroseiplanet, il corso “ATTENZIONE E CONCENTRAZIONE AL NIDO

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Attenzione e concentrazione: il metodo Montessori

Attenzione e concentrazione: il metodo Montessori

Secondo la pedagogia montessoriana, la concentrazione è un elemento cruciale nello sviluppo del bambino e influenza la sua personalità e il comportamento sociale.

I neonati fino ai 12 mesi hanno una concentrazione instabile e possono essere facilmente distratti dall’intervento di un adulto.

Man mano che il bambino cresce  (3-6 anni), la sua capacità di concentrazione e attenzione aumentano.

Questo è un obiettivo indiretto delle attività proposte dal metodo Montessori, che mirano a sviluppare l’indipendenza, migliorare la coordinazione e seguire una sequenza logica.

Il bambino impara a concentrarsi quando è circondato da elementi che lo interessano e lo coinvolgono, come bellezza, ordine, realtà, rispetto, limiti, indipendenza e silenzio.

Il metodo Montessori stimola l’aumento della concentrazione e dell’attenzione attraverso un ambiente di apprendimento organizzato e stimolante, che incoraggia l’autonomia e l’indipendenza dei bambini: questo è ottenuto attraverso l’utilizzo di attività e materiali didattici specificamente progettati per sviluppare la capacità di concentrazione e di attenzione dei bambini.

L’obiettivo è quello di aiutare i bambini a sviluppare una forte capacità di concentrazione e di attenzione che possano utilizzare in futuro nell’apprendimento e nella vita quotidiana.

L’ambiente dovrebbe fornire spazio e tempo per il completamento delle attività e incoraggiare l’esplorazione e la libertà del bambino.

I materiali utilizzati dovrebbero essere naturali e di qualità per mantenere l’attenzione del bambino.

Secondo il metodo Montessori, un bambino è concentrato quando è impegnato in un’attività che gli interessa e che gli permette di sviluppare la sua autonomia e la sua curiosità.

Ogni bambino è un individuo con interessi e capacità uniche, e dobbiamo osservare e rispettare le sue preferenze e i suoi limiti.

Per questo, la concentrazione è vista come un processo naturale e non forzato, che permette al bambino di apprendere in modo significativo e di sviluppare la sua attenzione verso il mondo che lo circonda.

 

Per saperne di più: corso “PERCORSO DI SPECIALIZZAZIONE LA TEORIA DEL METODO MONTESSORI“.

 

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